Perquisizioni a tappeto nel quartiere uiguro di Gujanbagh

Ancora un comunicato stampa della UAA (Uyghur American Association) che ci informa dei soprusi che le autorità cinesi commettono ai danni del popolo uiguro.

Il 7 giugno 2012 nel quartiere Gujanbagh [cinese: Gujiangbage] della città prevalentemente uigura di Hotan, situata nella parte meridionale del Turkestan orientale, la polizia ha annunciato che effettuerà una serie di perquisizioni in ogni casa della zona. Se i residenti non apriranno la porta all’arrivo della polizia, questa userà la forza per entrare, e la responsabilità per le eventuali conseguenze che ne deriveranno ricadranno sui residenti.

La UAA ritiene che le perquisizioni hanno il  fine di intimidire sistematicamente la popolazione uigura di Hotan, che rimane l’unico comune della regione in cui risiede una maggioranza uigura.

Sarà l’occasione per arrestare arbitrariamente gli uiguri che, secondo il governo cinese sono colpevoli di “raduni illegali”.

Illegali invece sono tali perquisizioni: l’art. 17 del   Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) , che è stato firmato (ma non ratificato) dalla Cina, afferma: “Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, casa e corrispondenza, e neppure riguardo al suo onore e reputazione “. E il Codice di procedura penale cinese prescrive che le perquisizioni debbano essere attuate con un mandato dell’autorità giudiziaria (art. 111).

Questa l’ennesima denuncia dei rifugiati uiguri negli USA, che non si arrendono – giustamente – di fronte al  potere delle autorità cinesi che viene esercitato aldilà e al di sopra della legge interna e internazionale.

FRP

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