Per la quarta domenica la polizia arresta i cristiani di Shouwang, perché pregano

Altri 30 seguaci della Chiesa Protestante di Shouwang sono finiti in carcere e altre decine agli arresti domiciliari, ieri a Pechino. I fedeli hanno cercato di riunirsi per pregare in piazza, nella zona commerciale di Zhongguancun, nonostante il divieto delle autorità. Sono quattro settimane che i fedeli della Chiesa domestica di Shouwang, una delle più  influenti del Paese con oltre 1.000 membri, si riuniscono per pregare in piazza, dopo che le autorità li hanno fatti cacciare dai locali che usavano. Dal 1993 i fedeli sono stati mandati via dai loro luoghi di preghiera almeno 20 volte e si sono sempre riuniti a pregare in piazza, in attesa di trovare altri locali. Questa volta, tuttavia, la polizia da 4 domeniche lo impedisce, arrestando i fedeli non appena arrivano e tenendoli in carcere per una o due notti. Ieri la polizia ha anche impedito l’accesso alla zona  a 3 giornalisti di Al-Jazeera, sequestrando loro le videoriprese. Il pastore Jin Tianming è agli arresti domiciliari dal 9 aprile e anche parecchi altri leader sono confinati in casa. La Chiesa ha acquistato locali dove riunirsi, ma la polizia ha intimato al venditore di non consegnarli loro, nonostante il prezzo sia stato pagato. La Chiesa di Shouwang da anni ha chiesto il riconoscimento, senza ottenerlo. Nei giorni scorsi il Global Times la ha accusata di “politicizzare” la religione. La Chiesa ha risposto su internet che vuole solo riunirsi per pregare e che sarebbe felice di avere “un luogo chiuso” dove farlo. In Cina ci sono decine di milioni di cristiani protestanti, in gran parte seguaci di chiese domestiche non registrate. Pechino esige che tutti i fedeli aderiscano al Movimento delle Tre autonomie (insieme dei protestanti controllati dal Partito comunista). Solo 20 milioni di cristiani sono nella Chiesa di Stato, rispetto agli oltre 50 milioni di fedeli (ma altre fonti parlano di oltre 100 milioni) membri di chiese non ufficiali. La recente persecuzione contro la Shouwang, una della Chiese più note e autorevoli, avviene nell’ambito della peggiore repressione dal 1998 in atto da metà febbraio contro dissidenti e democratici, per timore di proteste come la Rivoluzione dei gelsomini. Esperti osservano che molti cristiani sono anche attivisti per i diritti umani o loro sostenitori e che le autorità vogliono impedire qualsiasi collegamento tra fede religiosa e tutela dei diritti umani.

Fonte: Asia News, 2 maggio 2011

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