Per essere avvocato si dovrà giurare fedeltà al Partito comunista

Per diventare avvocato, uno studente di legge dovrà pronunciare un giuramento di fedeltà alla leadership del Partito comunista. Lo ha stabilito il ministero della Giustizia, che ha pubblicato sul Quotidiano legale il testo del pronunciamento obbligatorio. La mossa cerca di limitare l’attivismo degli avvocati dissidenti, che cercano di affermare il dominio dello stato di diritto sul regime mono-partitico e della legge sottomessa al potere della leadership. Il nuovo giuramento recita: “Voglio diventare un avvocato della Repubblica popolare cinese, e garantisco di voler compiere la sacra missione di un lavoratore del diritto del socialismo con caratteristiche cinesi, essere leale alla nazione e al popolo, sostenere la leadership del Partito comunista, sostenere il sistema socialista, proteggere la Costituzione e l’autorità della legge”. Sia gli avvocati che la blogosfera si sono ribellati a questa novità. L’Associazione degli avvocati cinesi aveva preparato un sistema di giuramento similare nei primi anni del 2000, ma esso non è mai entrato del tutto in vigore e comunque non riguardava il Partito. Liu Xiaoyuan, avvocato di Pechino, spiega che il vecchio testo imponeva agli avvocati di rispettare le regole dell’Associazione e la Costituzione, ma sottolinea che questa “è la prima volta che vengono posti dei parametri politici”. Il nuovo giuramento sarà gestito da un Dipartimento governativo (non dall’Associazione) e dovrà essere pronunciato entro 3 mesi dall’inizio dell’attività legale. Il blogger Zhang Xingsheng commenta: “Cosa succederà se un processo dovesse riguardare un membro o un’unità del Partito? Questo giuramento non entrerebbe in contraddizione con se stesso? Se un avvocato giura fedeltà al Partito non dovrebbe essere chiamato avvocato, ma difensore del Partito”. La decisione è stata presa per frenare l’attivismo di quei giuristi che, nel corso degli anni, hanno scelto di usare – spesso gratis – le proprie capacità a favore di dimostranti e dissidenti. I casi più famosi sono quelli di Gao Zhisheng (v. foto) e di Chen Guangcheng: il primo, nominato addirittura “uno dei migliori 10 avvocati di Cina”, si è convertito al cristianesimo e ha deciso di aiutare i membri dei gruppi sociali e religiosi perseguitati dal governo. Il secondo, non vedente, è divenuto famoso con il nome di “avvocato a piedi nudi”: si è scontrato per anni con le autorità per garantire i diritti dei malati di Aids e per impedire gli aborti forzati. Proprio questa “ribellione” degli avvocati ha molto spaventato il regime. Fino a pochi anni fa il Partito basava il proprio dominio sull’assoluta complicità di tutti gli ordini professionali: dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, in nome dello stato di diritto, molti processi si sono conclusi con condanne contestate dai legali, che oggi accusano Pechino di aver tradito la propria Costituzione.

Fonte: Asia News, 22 marzo 2012

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