Per continuare a crescere, la Cina non rivaluterà lo yuan

In ripresa i profitti industriali, secondo i dati ufficiali. Il premier Wen dice che occorre ora di nuovo contenere l’inflazione, specie nel settore immobiliare, e che uno yuan “stabile” è benefico per l’economia mondiale. Intanto il governo non riesce nemmeno a contenere la corruzione.

La Cina dice che nel 2010 intende contenere l’inflazione a livelli “ragionevoli”, anche frenando i prezzi immobiliari in rapido aumento e “resistendo” alle pressioni per rivalutare lo yuan. Così ha spiegato il premier Wen Jiabao in un’intervista online con l’agenzia ufficiale statale Xinhua il 27 dicembre. Intanto Zhong Shan, viceministro al commercio, stima “probabile” che nel 2009 la Cina sia stato il maggior esportatore mondiale superando la Germania.

Wen ha manifestato preoccupazione soprattutto per i rapidi aumenti degli immobili “in alcune zone” e ha annunciato l’intento di “stabilizzarli” soprattutto con interventi “sulle imposte e sugli interessi per i finanziamenti”, ma anche con la costruzione di alloggi popolari a basso prezzo, al fine di contrastare manovre speculative rendendo meno vantaggiosi gli investimenti.

A novembre i prezzi immobiliari nelle 70 maggiori città sono cresciuti del 5,7% rispetto al novembre 2008, aumento record dal luglio 2008. Gli esperti ritengono esserci una vera bolla speculativa.

Il Paese teme il ritorno di una forte inflazione, annunciata dagli aumenti dei prezzi delle materie prime, e a novembre i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,6%, dopo 9 mesi di deflazione. Anche per questo Wen ha detto che “mancano ancora del tutto” le condizioni per rivalutare lo yuan. Stati Uniti e Unione Europea accusano Pechino di tenere la valuta bassa in modo artificioso, per favorire la vendita delle sue merci a danno di quelle degli altri Paesi. Ma Wen ha insistito che “uno yuan stabile ha dato un importante contributo” alla stabilità dell’economia mondiale. Da sempre la Cina insiste che i bassi prezzi dei suoi prodotti sono un grande aiuto per le economie delle famiglie degli altri Paesi.

Il premier ha aggiunto che sarebbe “un errore” togliere con troppa rapidità i robusti finanziamenti statali erogati alle imprese. Nei primi 11 mesi del 2009 Pechino ha erogato finanziamenti per 9.200 miliardi di yuan (oltre 920 miliardi di euro) per sostenere le imprese in crisi, anche a seguito del crollo delle esportazioni. Zhong ha indicato come “probabile” che “la Cina abbia superato la Germania come maggior Paese esportatore”, seppure le sue vendite all’estero sono diminuite del 18,8% secondo dati ufficiali, massimo declino da almeno 30 anni. L’Ufficio nazionale di statistica dice che i profitti per le imprese industriali sono comunque saliti del 7,8% nel novembre 2009 rispetto a un anno prima. Anche se questi dati suscitano perplessità tra gli esperti, considerato che da gennaio ad agosto l’Uns aveva indicato una perdita del 10,6%.

Altri esperti osservano che questi dati statistici non sono verificabili e che la Cina, per combattere la crisi globale, dovrebbe affrontare importanti cambiamenti nel proprio sistema interno, con un minor spazio per le imprese statali e maggior trasparenza amministrativa. Ieri l’Ufficio centrale investigativo ha detto che nel 2009 i pubblici funzionari hanno sottratto o utilizzato in modo improprio 234,7 miliardi di yuan (circa 23,5 miliardi di euro). Ogni anno l’Ufficio ispettivo annuncia di avere individuato decine di funzionari disonesti e il governo proclama tolleranza zero contro la corruzione. Ma la situazione non appare migliorare e l’ispettore capo Liu Jiayi ha detto ieri, in una conferenza, che “nonostante alcuni miglioramenti, negli uffici centrali ancora esistono sottrazione di fondi, sprechi e falsificazioni di dati fiscali”.

Peraltro l’Ufficio ispettivo non ha indicato i nomi dei responsabili, che spesso Pechino preferisce processare in segreto e senza dare notizie all’opinione pubblica.

Fonte: AsiaNews, 30 dicembre 2009

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