Peng Ming, attivista cristiano ecologista, muore in prigione. “A rischio di tortura” altri tre scomparsi

Peng Ming era stato condannato all’ergastolo nel 2005. In passato è stato un brillante manager. In seguito ha scritto libri sulla democrazia e sulla difesa dell’ambiente contro la violenta industrializzazione nel Paese. Era stato condannato per “terrorismo”. Ancora nessuna notizia sull’avvocato cristiano Jiang Tianyong. Il dissidente Xie Yang picchiato dai poliziotti in prigione. Detenuti dalla polizia l’avvocato Huang Qi e il giornalista Liu Fei.

Pechino – Peng Ming, un attivista cristiano condannato all’ergastolo è morto in prigione nell’Hubei. I suoi familiari e amici dissidenti domandano le cause della sua morte e non ricevono risposta. Intanto, tre difensori dei diritti umani, avvocati e attivisti, cristiani e non, sono scomparsi da settimane e la polizia non se ne cura.

Peng Ming (foto 1) era internato nella prigione di Xianning (Hubei). Il 29 novembre scorso, colpito al mattino da un malore sconosciuto, è stato ricoverato in ospedale, dove è stato dichiarato morto. Il certificato di morte non riporta una causa specifica della sua fine. I commenti dei suoi amici dissidenti sul web esprimono “dubbi sulla versione ufficiale degli eventi”, anche perché pochi giorni prima del suo decesso, il 24 novembre, suo fratello Peng Zhangming era andato a visitarlo e lo aveva trovato “in buona salute”.

I familiari hanno chiesto maggiori informazioni alle autorità della prigione, ma non hanno ricevuto alcuna risposta. Le autorità si sono rifiutate anche di rispondere a delle richieste di Radio Free Asia.

Peng Ming è stato un promettente manager negli anni ’90, impegnato nell’industria spaziale cinese. Poi ha cominciato a pubblicare articoli e libri sul rispetto dell’ambiente e sulle riforme democratiche necessarie al Paese, al tempo in preda a una violenta industrializzazione.  Nel 1998 egli fonda, insieme ad altri dissidenti un “Sindacato per lo sviluppo della Cina”. Dopo pochi mesi l’organizzazione viene dichiarata illegale; Peng è condannato a 18 mesi di carcere.

Quando esce, fugge con la famiglia in Vietnam, in Thailandia e poi negli Stati Uniti. Nel maggio 2004 ritorna in Thailandia e poi in Myanmar per incontrare alcuni parenti e dissidenti. Le autorità birmane, imbeccate dalla Cina, lo arrestano e lo consegnano alla polizia cinese. Nel 2005 è stato condannato all’ergastolo dalla corte di Wuhan (Hubei) per aver “gestito e guidato un’organizzazione terrorista”. Secondo la corte, infatti, Peng invocava “il violento cambiamento del regime cinese” con un libro da lui scritto dal titolo “Il progetto della democrazia”.

Intanto crescono le preoccupazioni sulla “scomparsa” di tre importanti difensori dei diritti umani: l’avvocato cristiano Jiang Tianyong a Pechino; il fondatore del sito internet Tianwang, Huang Qi nel Sichuan; l’attivista e giornalista Liu Feiyue nell’Hubei.

Il China Human Rights Defenders (Chrd) afferma che “si pensa che la polizia tenga I tre uomini in un luogo sconosciuto, e crescono i timori che essi possano essere torturati”.

Jin Bianling, la moglie di Jiang Tianyong, ha fatto richiesta esplicita alle forze dell’ordine di indagare sulla scomparsa del marito, ma la polizia ha messo in dubbio i suoi legami con il dissidente e non procede ad alcuna ricerca.

In passato Jiang ha difeso molte personalità cristiane, musulmane, della Falun Gong ed è stato perfino radiato dall’albo degli avvocati di Pechino. Egli è scomparso proprio dopo essere andato a Changsha (Shandong) a visitare la famiglia di Xie Yang un avvocato dissidente detenuto (foto 2).

A questo proposito, la moglie di Xie, Chen Guiqiu ha dichiarato che suo marito è stato picchiato in modo selvaggio nei giorni scorsi, proprio prima di incontrare il suo avvocato difensore nella prigione di Changsha. Le guardie non volevano che egli presentasse un documento al suo avvocato.

Intanto, nel Sichuan, la madre dell’attivista Huang Qi è scomparsa nelle mani della polizia.

Huang Qi è stato arrestato e la sua casa perquisita lo scorso 28 novembre. Huang, 51 anni, era già stato condannato a tre anni di prigione nel 2011 dopo aver raccolto documentazioni e inchieste sulle costruzioni scolastiche crollate al tempo del terremoto nel Sichuan nel 2008, costate la vita a migliaia di persone.

Liu Fei, un giornalista attivista, è stato arrestato nell’Hubei lo scorso 17 novembre. La polizia lo ha prelevato da casa col sospetto di “sovversione contro il potere dello Stato”, un’accusa generica con cui vengono imprigionati tutti i difensori dei diritti umani.

AsiaNews,02/12/2016

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