PENA DI MORTE: CINA primatista di esecuzioni capitali dal rapporto “Nessuno tocchi Caino – 2016”

Esecuzioni in aumento: 4.040 e si moltiplicano i Paesi che adottano la pena di morte. Sono diventate 25 le nazioni che ricorrono alle esecuzioni capitali. L’associazione Nessuno tocchi Caino: «Record di sentenze eseguite nel 2015; è il numero più alto da 25 anni» In Iran 977 vittime, in Pakistan 326, in Arabia Saudita 158.

I dati parlano chiaro: la pena di morte è in aumento nel mondo. Nel 2015, i Paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali sono stati 25, rispetto ai 22 del 2014, mentre erano stati 26 nel 2008. Lo scorso anno le esecuzioni sono state almeno 4.040, a fronte delle almeno 3.576 del 2014, mentre erano state almeno 5.735 nel 2008. Nei primi sei mesi del 2016, almeno 1.685 esecuzioni sono state effettuate in 17 Paesi e territori. Sono i dati diffusi oggi, 3 agosto, dall’Associazione Nessuno Tocchi Caino nel suo rapporto annuale sulla pena capitale. Numeri che sono confermati anche da Amnesty International che parla «un profondo incremento, di oltre il 50 per cento, rispetto a quello del 2014, anno in cui erano state messe a morte almeno 1061 persone (non tenendo conto della Cina) in 22 Paesi. Si tratta inoltre del più alto numero di esecuzioni registrato da Amnesty International da oltre un quarto di secolo, esattamente dal 1989».

La Turchia l’aveva eliminata nel 2004

E’ la voglia di patibolo che torna prepotentemente nel mondo. A cominciare dalla Turchia che dopo il colpo di Stato fallito del 15 luglio sta pensando di reintrodurre la pena capitale, revocata nel 2004, nell’ordinamento giudiziario turco. «Fuori dal continente europeo ci sono altri Paesi che hanno la pena di morte. Ora in Turchia c’è una richiesta da parte del popolo, il 57% dei cittadini turchi la vuole. E se il Parlamento la voterà nessuno potrà dire nulla», ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in un’intervista a Rainews24. Ma anche nelle Filippine il presidente Rodrigo Duterte, subito dopo essere stato eletto lo scorso maggio, ha annunciato di voler reintrodurre la pena di morte — sospesa nel 2006 — e di volerla estendere a una serie di reati che vanno dal traffico di droga allo stupro. «Chi distrugge le vite del mio popolo sarà ucciso. Chi distrugge le vite dei miei bambini sarà distrutto. Nessun compromesso, nessuna scusa», ha dichiarato Duterte.

La pressione diplomatica sull’Indonesia

Il 29 luglio l’Indonesia ha effettuato le sue prime esecuzioni in più di un anno, nonostante una serie di ricorsi legali, la pressione diplomatica e la condanna internazionale. Quattro prigionieri, tutti condannati a morte per reati di droga, sono stati scortati fino ad una radura sull’isola penale di Nusa Kambangan e giustiziati da un plotone di esecuzione la mattina presto. E altri saliranno presto sul patibolo.

La California tenterà di abolire le iniezioni letali

La California, invece, in controtendenza, potrebbe abolire la pena capitale a novembre, in coincidenza con la scelta del presidente degli Usa, se gli elettori approveranno la «Proposition 62» che consentirebbe di evitare gli errori giudiziari e anche far risparmiare ai contribuenti 150 milioni di dollari l’anno. Ma un altro quesito, di segno opposto, potrebbe ribaltare la situazione. E’ la Proposition 66, che vuole trasformare la California in una piccola Cina: procedure spicce, niente ritardi né appelli che fanno lievitare i costi della pena capitale, tempi minimi di permanenza nel braccio della morte.

La Cina nasconde i dati: segreto di Stato

La Cina è rimasta il principale paese a usare la pena di morte ma i dati reali sulle esecuzioni sono sconosciuti in quanto considerati segreto di stato. Escludendo la Cina, quasi il 90 per cento delle esecuzioni del 2015 si è verificato in Iran (almeno 977), Pakistan (326) e Arabia Saudita (158). Con almeno 977 prigionieri messi a morte, l’Iran ha fatto registrare l’82 per cento delle esecuzioni di tutta la regione medio-orientale, seguito dall’Arabia Saudita che ha messo a morte almeno 158 prigionieri: il più alto numero di esecuzioni registrato dal 1995, con un aumento del 76 per cento rispetto al 2014 (nella foto Ansa, condannati a morte in Cina: il cartello appeso al collo indica il nome e il reato commesso).

Il Pakistan cancella la moratoria: 326 esecuzioni

Dopo che, a seguito dell’attacco dei talebani contro una scuola di Peshawar, alla fine del 2014 il governo aveva sospeso una moratoria sulle esecuzioni di civili durata sei anni, il Pakistan ha messo a morte 326 prigionieri: il più alto numero di esecuzioni mai registrato da Amnesty International nel Paese. Cinque Paesi, che non avevano effettuato esecuzioni nel 2014, le hanno riprese nel 2015: Indonesia (14), Ciad (10), Bangladesh (4), Oman (2) e India (1). Altri 3 Paesi, che non avevano effettuato esecuzioni nel 2015, le hanno riprese nel 2016: Botswana (1), Bielorussia (1) e Palestina (Striscia di Gaza) (3). Anche se non è possibile confermarlo, è probabile che esecuzioni «legali» siano avvenute anche in Siria nel 2015 e in Corea del Nord, Siria, Sudan, Vietnam e Yemen nei primi sei mesi del 2016.

Nelle Americhe, letali solo le carceri Usa

Le Americhe sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte, se non fosse per gli Stati Uniti, l’unico Paese che ha compiuto esecuzioni nel 2015 (28) e nei primi sei mesi del 2016 (14). In molti Paesi dei Caraibi, non sono state comminate nuove condanne a morte e i bracci della morte erano ancora vuoti alla fine dell’anno.

Africa: 5 Paesi, 66 mandati a morte

In Africa, nel 2015, la pena di morte è stata praticata in 5 Paesi (1 in più rispetto al 2014) e sono state registrate almeno 66 esecuzioni (1 in meno rispetto al 2014): Somalia (almeno 25), Egitto (almeno 22), Ciad (10), Sudan del Sud (almeno 5) e Sudan (almeno 4). Nei primi sei mesi del 2016, sono state effettuate almeno 16 esecuzioni in 3 Paesi del continente: Somalia (almeno 13), Sudan del Sud (almeno 2) e Botswana (1). Nel 2015, non si sono registrate esecuzioni in Guinea Equatoriale che le aveva effettuate nel 2014 e, nei primi sei mei del 2016, in Ciad ed Egitto che le avevano praticate nel 2015, mentre è probabile che esecuzioni «legali» siano avvenute in Sudan nel 2016 anche se non è possibile confermarlo. Nell’aprile 2015, il Gruppo di Lavoro sulla Pena di Morte della Commissione Africana per i Diritti Umani e dei Popoli (Achpr) ha adottato la bozza di Protocollo alla Carta Africana dei Diritti Umani e dei Popoli per l’Abolizione della Pena di Morte in Africa. La bozza di Protocollo è ancora al vaglio dell’Unione Africana.

Europa, il boia lavora ancora in Bielorussia

In Europa, l’unica eccezione in un continente altrimenti totalmente libero dalla pena di morte è rappresentata dalla Bielorussia, un Paese che negli ultimi anni ha continuato a giustiziare suoi cittadini. Nel 2015, non risulta siano state effettuate esecuzioni che però sono riprese nei primi sei mesi del 2016 (almeno 1). Per quanto riguarda il resto dell’Europa, tutti gli altri Paesi l’hanno abolita in tutte le circostanze, mentre la Russia rispetta una moratoria legale delle esecuzioni. Quattro Paesi (Figi, Madagascar, Repubblica del Congo e Suriname) hanno abolito la pena di morte per tutti i reati, portando il totale dei Paesi completamente abolizionisti a 102. I Paesi che hanno abolito, per legge o nella prassi, la pena di morte sono arrivati a 140. La Mongolia ha adottato un nuovo codice penale, che non prevede più la pena di morte e che entrerà in vigore entro il 2016.


Fonte: Corriere della Sera, 03/08/2016

English article: Handsoffcain.info, HANDS OFF CAIN’S 2016 REPORT

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