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PENA DI MORTE, oltre 2.200 esecuzioni dall’inizio del 2015. CINA e IRAN I “PAESI BOIA”

Nel 2014 sono state registrate almeno 3.576 esecuzioni capitali in 22 Paesi, mentre nei primi sei mesi del 2015 sono state 2.229 in 17 Paesi. E’ quanto si legge nel rapporto annuale di Nessuno Tocchi Caino “La pena di morte nel mondo”, in cui si precisa che “sul terribile podio dei primi Paesi che nel 2014 hanno compiuto più esecuzioni nel mondo figurano tre Paesi autoritari: Cina, Iran e Arabia saudita. Mentre i primi Paesi-boia del 2015 sono Cina, Iran e Pakistan”.

Nel rapporto si rimarca, però, come l’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte, in atto da oltre 15 anni, sia stata confermata anche nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015. Dalla fondazione nel 1993 di Nessuno tocchi Caino a oggi, infatti, ben 64 dei 97 Paesi membri dell’Onu allora mantenitori della pena di morte hanno smesso di praticarla. Complessivamente, ad oggi i Paesi o i territori che hanno deciso di abolire la pena di morte per legge o in pratica sono 161, mentre i Paesi mantenitori sono scesi a 37 (al 30 giugno 2015) rispetto ai 39 del 2013 e ai 54 del 2005.

Il lieve aumento delle esecuzioni nel 2014 rispetto al 2013, 3.576 contro 3.511, si giustifica con l’incremento registrato in Iran e in Arabia Saudita. Alla Cina il primato delle esecuzioni Nel 2014 la Cina ha effettuato almeno 2.400 esecuzioni capitali, pari circa al 67% del totale mondiale, e nei primi sei mesi del 2015, almeno 1.200, confermando il triste primato di Paese boia, segnala il rapporto.

La Cina ha il primato di esecuzioni, anche se,  dal 2007 si registra un diminuzione dei casi dovuta all’entrata in vigore della riforma in base alla quale  gni condanna a morte emessa da tribunali di grado inferiore deve essere rivista dalla Corte Suprema.

E’ l’Iran a mettere a morte più persone pro capite. Nei due anni di presidenza di Hassan Rouhani, dal 1 luglio 2013 al 30 giugno 2015, in Iran sono stati giustiziati quasi 2.000 prigionieri, denuncia Nessuno Tocchi Caino. Nel 2014 sono state eseguite  con almeno 800 condanne capitali eseguite nel 2014, pari al 16,5% in più rispetto alle 687 del 2013.

E sempre nel 2014, l’Iran è stato il solo Paese a registrare esecuzioni di minorenni: almeno 17. Aumentano i casi in Arabia Saudita Il numero di esecuzioni ha raggiunto il suo livello più alto degli ultimi cinque anni: nel 2014 sono stati almeno 88 i condannati a morte, mentre nel 2015 (al 30 giugno) almeno 102, contro i 78 del 2013.

L’ondata di esecuzioni sia iniziata verso la fine del regno di Re Abdullah, morto il 23 gennaio scorso, ed è proseguita con il suo successore, Re Salman, promotore di una politica di “legge e ordine”, in particolare nei confronti dei trafficanti di droga.  Circa la metà delle esecuzioni sono infatti state effettuate per reati di droga.

Le sentenze vengono eseguite per decapitazione Negli Usa 33 esecuzioni nel 2014 “Le Americhe sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte, se non fosse per gli Stati Uniti, l’unico Paese del continente che ha compiuto esecuzioni nel 2014 (33) e nei primi sei mesi del 2015 (17)”.

Ma anche qui, ha evidenziato l’ong, è da registrare che nel maggio 2015 il Nebraska ha abolito la pena di morte, diventando il 19esimo Stato ad abolirla e il settimo a farlo negli ultimi otto anni. Inoltre, altri sei Stati non hanno effettuato esecuzioni da almeno 10 anni e possono essere considerati “abolizionisti di fatto”, mentre altri quattro hanno sospeso le esecuzioni a causa degli evidenti difetti che connotano il sistema capitale. Bisogna anche ricordare, si legge nel rapporto, che il presidente Barack Obama ha mantenuto la moratoria di fatto delle esecuzioni federali, già di per sé rare, che dura da 12 anni, ha ordinato una revisione della pratica dell’iniezione letale e ha sollevato “forti interrogativi” sull’equa applicazione della pena di morte sotto il profilo razziale.

L’Egitto è il paese africano che registra il maggior numero di esecuzioni “In Africa, nel 2014 la pena di morte è stata praticata in quattro Paesi, uno in meno rispetto al 2013, e sono state registrate almeno 67 esecuzioni: Sudan (almeno 23), Somalia (almeno 20), Egitto (almeno 15) e Guinea Equatoriale (9). Nei primi sei mesi del 2015, sono state effettuate almeno 30 esecuzioni in tre Paesi del continente: Somalia (almeno 14), Egitto (almeno 12) e Sudan (almeno 4).

Nel 2013 erano state almeno 57″, si precisa nel rapporto. A preoccupare Nessuno Tocchi Caino è soprattutto l’Egitto che, dopo una moratoria di fatto che risaliva al 2011, ha compiuto almeno 15 esecuzioni nel 2014 e almeno altre 12 nel 2015 (al 30 giugno), di cui sette per terrorismo.

Dopo la deposizione del presidente islamista Mohamed Morsi, nel luglio 2013, il governo sostenuto dai militari ha intrapreso “un giro di vite implacabile nei confronti del dissenso politico, colpendo in gran parte i sostenitori di Morsi”, ha evidenziato l’ong. Nel 2014, in sei diversi processi per reati di violenza politica, i tribunali egiziani hanno irrogato condanne a morte preliminari ad almeno 1.434 membri della Fratellanza Musulmana: si tratta del maggior numero di condannati a morte nella storia moderna dell’Egitto. Tuttavia, a livello continentale, l’ong ha ricordato che il 24 aprile scorso il Gruppo di lavoro sulla pena di morte della Commissione africana per i Diritti umani e dei popoli (ACHPR) ha adottato la bozza di Protocollo alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli per l’abolizione della pena di morte in Africa, ora al vaglio dell’Unione Africana. Bielorussia, unica eccezione in Europa Infine, in Europa “l’unica eccezione in un continente altrimenti totalmente libero dalla pena di morte è rappresentata dalla Bielorussia”, con almeno tre esecuzioni nel 2014. Al momento non risulta ne siano state effettuate nei primi sei mesi del 2015.

RaiNews,31/07/2015