Pecunia non olet ovvero il danaro non puzza

Roma 7 ottobre 2010. La città eterna dei Cesari e dei Papi, proprio quella dell’acronimo SPQR (il Senato e il Popolo Romano, che Bossi legge diversamente), un tempo chiamata dai Cinesi “la Cina d’Occidente”si fa bella per accogliere un nuovo salvatore, e quindi un nuovo padrone, Wen Jiabao, premier della Repubblica Popolare Cinese.Che fa Roma? Contamina la Via dei Fori Imperiali (vicina alla Via Sacra dove i generali vittoriosi celebravano il trionfo) con vistose lanterne rosse appese ai lampioni. Prepara la mostra “Due imperi: l’aquila e il dragone”, annunciata dal manifesto con un opaco guerriero dell’Armata di Terracotta, che quasi nasconde, in secondo piano, l’effigie dell’imperatore Augusto. Riunisce nella Curia Julia del Foro Romano undici pezzi d’arte, anticipo della suddetta esposizione, allestita dal prossimo novembre al Palazzo di Venezia, ricca di ben 400 opere e di un prezioso stendardo in seta dipinta, che esce per la prima volta dalla Cina. La città è blindata: un carabiniere all’inizio e alla fine di ogni via. Persino pattuglie dell’esercito guidate da ufficiali donna. E Roma non si vergogna di mostrarsi agghindata e nel suo aspetto più seducente: bandiere, labari, fiori, Colosseo illuminato di notte, dignitari in vesti sontuose e anelli scintillanti, eterno sole sfolgorante di giorno, sui monumenti più gloriosi e famosi del mondo. E’ lo stesso clima, forse un po’ dissimulato, della poesia di Costantino Kavafis “Aspettando i Barbari”, che rievoca gli ultimi giorni dell’Impero di Bisanzio. “Che cosa stiamo aspettando riuniti così nella piazza? Oggi arrivano i Barbari…E’ che i Barbari arrivano oggi. Non apprezzano né belle frasi né lunghi discorsi.” Infatti i nuovi Barbari, in poche parole, hanno in animo di portare l’interscambio Italia-Cina a 100 miliardi di dollari in 5 anni, dopo il precedente balzo da 10 (2004) all’attuale 40 (2010). Il governo italiano e quello cinese hanno siglato sette protocolli d’intesa su temi attinenti la cooperazione economica, i trasporti, l’estradizione, i beni artistici e culturali e dieci accordi economici per un totale di 2,5 miliardi di euro sulle fonti rinnovabili, finanza e telecomunicazioni. Huawei e Vodafone Italia hanno firmato per la produzione di reti e terminali, Shanghai Electric e Impregilo per la dissalazione e il trattamento dell’acqua. “Presto quella cinese diventerà la prima economia del mondo, offrendo grandi opportunità  alle nostre imprese e inoltre la Cina ha dimostrato grande saggezza nella soluzione dei conflitti politici internazionali, praticando la politica dell’armonia” (così Berlusconi). Con la sua mite e ottocentesca faccia da impiegato del catasto, Wen Jiabao chiede soprattutto nuova tecnologia. Tutti fingono di non conoscere la joint venture del treno cino-tedesco ad alta velocità. E cioè che, appena ultimata nel 2008 la costruzione del treno con tecnologia germanica, il contratto fu rescisso immediatamente dalla Cina e i tedeschi non ebbero nessun compenso per l’impegno profuso. Anche in Italia sarà aperta la Casa della  Cultura Cinese come in Francia e in Germania ed è un altro segno che il governo italiano vuole trattare la Cina con ogni riguardo e approccio reverenziale nelle relazioni economiche e politiche, mentre i nostri alleati dell’Unione Europea, pur commerciando con Pechino, si mostrano più freddi e diffidenti. A prova forse di questo atteggiamento divenuto severo, il Nobel per la pace assegnato a Lu Xiaobo dissidente cinese in galera. Dalla Casa della Cultura Cinese che cosa impareremo? La violazione dei diritti umani? La repressione delle minoranze? Come si sono fatte diminuire le etnìe presenti nell’ex Celeste Impero dalle 450 del 1949 alle 50 di oggi? Impareremo a ripristinare la pena di morte, finalizzata all’espianto e al traffico di organi prelevati senza consenso ai condannati a morte? Impareremo a lavare i bambini tutte le sere dalla fuliggine, alzando gli occhi al cielo, che non vedremo più per l’inquinamento? In realtà alcuni coraggiosi hanno in più luoghi tentato di esprimere il loro disprezzo per l’illustre “salvatore” e la politica imperialista che lui rappresenta, ma non hanno avuto l’onore della cronaca. Qualche traccia sui siti e sui blog. Tra la nostra situazione di oggi e quella evocata dalla poesia “Aspettando i Barbari” c’è però una tragica differenza. “E’ scesa la notte e i Barbari non arrivano. Gente è venuta dalle frontiere a dire che non ci sono affatto Barbari. E ora senza Barbari che sarà di noi? Erano una soluzione quella gente.” Cioè i temuti invasori non arrivano più, scrive il poeta. Invece i Barbari, guidati da Wen Jiabao, ci comprano e si comprano tutto. Non se ne andranno. Si chiama “politica di insediamento”, leggi espansione pacifica. Con una ciotola di riso generano tanti figli, mentre noi figli non ne abbiamo più, grazie anche alle demenziali politiche sull’aborto e sulla famiglia. L’Italia perciò, in breve tempo, sarà sì il paese dove fioriscono aranci e limoni, ma popolato da individui italiani per diritto di terra o di residenza (ius soli) e non per diritto di sangue(ius  sanguinis). E’ sempre una soluzione, no? In fondo “Il numero è potenza” e Wen è  a Roma per ricordarcelo. Per i lettori miopi e ideologizzati chiarisco che “Barbaro” non è qui usato in senso xenofobo, ma definisce chi non parla bene la lingua del luogo perché straniero. Fu chiamato così dai Greci antichi che irridevano il suo balbettìo (bar-bar).
Maria Vittoria Cattanìa

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