Pechino si libera dell’avvocato scomodo

Era finita in prigione per aver filmato la demolizione forzata di case espropriate a Pechino. Ni Yulan, avvocato e attivista già costretta su una sedia a rotelle dalle ‘attenzioni’ della polizia cinese, è stata condannata a due anni e otto mesi di carcere. A farle compagnia il marito, Dong Jiqin, condannato a due anni per aver “disturbato la quiete pubblica e provocato disordini”. I due erano stati arrestati lo scorso anno mentre, insieme ad altri militanti. Ni è stata anche condannata per aver continuato ad esercitare la professione di avvocato anche dopo la radiazione dall’Ordine. “E’ stato un processo ingiusto, faremo appello”, ha dichiarato la figlia della coppia dopo la sentenza emessa dalla corte distrettuale di Xicheng, un distretto di Pechino. “Non è legale secondo la legge cinese – ha rincarato la dose Dong Xiaoping, fratello del marito di Ni – spero che le persone che cercano la giustizia continueranno a farlo per Ni Yulan e Dong Jiqin”. “Con questo verdetto per punire Ni Yulan, che ha subito in una precedente detenzione torture che l’hanno paralizzata, il governo cinese proclama al resto del mondo che non ha altro che disprezzo per i diritti umani”, ha commentato Renee Xia, direttore di China Human Rights Defenders. Con l’Occidente alle prese con la crisi economica più dura dalla Grande Depressione e gli Stati Uniti incapaci di governare un debito pubblico esorbitante (e in buona parte finanziato proprio da Pechino), la pressione internazionale sulla Cina per un più mauturo rispetto dei diritti umani sembra affievolirsi. Restano le denunce – inascoltate – delle ong, la rabbia dei premi Nobel, le dichiarazioni di principio delle Nazioni Unite buone per qualche foto sui giornali di diplomatici in cerca di visibilità. La minaccia più seria a Pechino alla compressione delle libertà invidividuali portata avanti da Pechino resta così quella di Anonymous, che dopo aver attaccato la scorsa settimana alcuni siti web di organismi governativi cinesi, ha minacciato nuove iniziative contro il governo cinese. “Porteremo nuovi attacchi – ha fatto sapere un hacker del gruppo – L’obiettivo è abbattere la ‘grande muraglia di fuoco’ “, il sofisticato sistema attraverso il quale le autorità cinesi ‘filtrano’ l’accesso a internet oscurando argomenti e siti scomodi per il governo.

Fonte: Rai News24, 10 aprile 2012

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