Pechino prosegue gli stimoli di aiuto alle proprie imprese anche per il 2010

Ieri il Politburo ha deciso di continuare a finanziare le imprese, per favorire la ripresa. Pechino non appare interessata ad adottare le misure chieste da Usa ed Europa (come il riapprezzamento dello yuan), ma solo a potenziare la produzione e la ripresa economica interna.

La Cina continuerà ad aiutare le proprie ditte con “stimoli” e con una serie di interventi di politica monetaria, per il 2010 e finché la propria economia non si sarà del tutto ripresa dalle conseguenze della crisi finanziaria mondiale. La decisione è stata presa ieri durante una riunione del Politburo centrale del Partito Comunista presieduta dal presidente Hu Jintao e sarà sottoposta al plenum annuale dell’Assemblea  Nazionale del Popolo che inizia il 5 marzo.

Dopo che la scorsa settimana la Banca centrale Usa ha alzato i tassi di interesse sui finanziamenti, adesso gli occhi del mondo sono sulla Cina, per vedere che politica economica adotterà ora che il Paese è in ripresa (+8,7% nel 2009) e si vuole proporre come traino della ripresa economia mondiale. Usa ed Europa chiedono con insistenza a Pechino di aumentare il tasso di cambio dello yuan, ritenuto sottostimato, e di cessare i finanziamenti alle ditte esportatrici che grazie agli aiuti statali possono invadere il mercato occidentale con prodotti sotto costo.

Tuttavia la Cina appare anzitutto preoccupata di sostenere le proprie ditte, molto aiutate tramite i finanziamenti statali finora erogati per 4mila miliardi di yuan. Invece non sembra disposta a rivedere a breve il tasso di cambio della sua valuta, almeno finché la ripresa economica non sarà stata maggiore.

Wei Jie, professore di economia all’Università Qinghua a Pechino, spiega che “l’economia non ha ancora recuperato al livello voluto e il governo ancora deve lavorare sulle 3 fonti della nostra economia: esportazione, consumo interno e investimenti”. “Il governo deve ancora incoraggiare il consumo per sostenere la crescita economica”.

Le imprese sono state anche sostenute con un quantità record di finanziamenti bancari a basso tasso di interesse, al punto che gli stessi organi di controllo delle banche hanno denunciato che buona parte delle somme è stata investita in operazioni di pura speculazione e hanno ordinato di controllare che i finanziamenti siano destinati a fini produttivi e non di pura speculazione.

Zhao Xijun, esperto finanziario all’Università Renmin, spiega che il governo deve navigare tra l’esigenza di sostenere l’economia e il rischio che riprenda l’inflazione già molto forte prima della crisi finanziaria globale. Osserva che “i prezzi sono andati molto su nella seconda metà del 2009 e gli indicatori mostrano che l’andamento prosegue”. Il primo compito del governo sarebbe valutare con attenzione gli effetti di ogni progetto finanziato con le misura di stimolo, per evitare sprechi di risorse. Rileva che “la gran parte delle spese del governo del 2010 saranno destinate a finire i progetti iniziati nel 2009”.

Fonte: AsiaNews, 23 febbraio 2010

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