Pechino ordina ai tibetani di denunciare i sostenitori del Dalai Lama

La polizia cinese sta esortando le persone a portare informazioni su individui sospettati di essere sostenitori del Dalai Lama e delle sue “forze del male” in tutta la regione.

Foto: le persone che si dichiarano a favore del Dalai Lama vengono arrestate

In una circolare, l’ufficio di pubblica sicurezza del Tibet si è impegnato a proteggere le identità delle persone che sono diventate informatori della polizia.

Il governo cinese disprezza il Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet, che crede sia un estremista separatista.

Secondo Xinhua, il governo della Regione autonoma tibetana, ha recentemente promulgato una linea guida dettagliata su come il pubblico dovrebbe fornire informazioni sulle attività di “bande criminali collegate alle forze separatiste del Dalai Lama”.

Il documento avverte gli abitanti locali di essere alla ricerca di forze radicate nella regione che usano templi locali per  provocare malumori e incitare la popolazione alla rivolta.

Chiunque abbia informazioni sull’infiltrazione da parte di demagoghi o bande segrete, gruppi o missionari fedeli al Dalai Lama è invitato a presentarsi a qualsiasi ufficio locale di pubblica sicurezza e sicurezza nazionale.

La circolare elenca 22 attività illegali che le persone devono denunciare, tre delle quali fanno riferimento direttamente al Dalai Lama, asserendo che continua ad essere una spina nel fianco di Pechino anche decenni dopo aver chiuso ogni rapporto con Mao Zedong ed essere fuggito in India nel 1959. Da allora  Pechino lo ritiene un secessionista.

“Colludere con bande criminali è una tattica che i gruppi seguaci del  Dalai Lama usano per diffondere il suo messaggio di separatismo. Questi tipi di criminali sono stati coinvolti nella sommossa di Lhasa negli anni ’50 e nei disordini del 2008”, ha detto al Global Times un professore della Public Security University of China, che afferma di essere un esperto di religioni.

Nonostante il fatto che l’altopiano tibetano sia stato in gran parte rafforzato con una pesante presenza militare cinese, in collaborazione con la presunta repressione della libertà religiosa è un chiaro segno  che il Panchen Lama, il designato del Dalai Lama, è ora considerato solo un burattino – Pechino si sente ancora a disagio per il concitato antagonismo coperto dal velo di calma e pace nei templi e nelle strade del Tibet.

Pechino teme che all’interno dei suoi confini vi siano gruppi che sono a favore del Dalai Lama e invitano a promuovere l’estremismo etnico.

Secondo un editoriale di Xinhua: “La setta del Dalai Lama interferisce sempre negli affari nazionali controllando i templi, inclusi i lama e i Buddha viventi, e diffondendo una sorta di via di mezzo verso il mondo”.

Traduzione Laogai Research Foundation Italia Onlus: “L’altra Cina: in ricordo di Harry Wu”


The Times, Asia Times, 12 febbraio 2018

English article, Asia Times:

Beijing orders Tibetans to expose Dalai Lama loyalists

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