Pechino ordina ai governi locali di impedire dispute dei migranti per la paga

Il Consiglio di Stato dice alle autorità locali di risolvere le dispute prima delle vacanze del Nuovo anno lunare, che cade il 14 febbraio. Il governo ha paura di proteste di massa. Nella Cina del boom economico la situazione dei migranti rimane deteriore: uccisi dal datore di lavoro per pochi yuan.Consiglio di Stato sul suo sito web ha ordinato ai governi locali di definire le dispute salariali che riguardino lavoratori migranti, prima delle vacanze del Nuovo Anno Lunare, che cade il 14 febbraio. Nella comunicazione, che porta la data del 5 febbraio, è indicato di pagare tutti i salari arretrati dei migranti che lavorano per i progetti pubblici e persino degli operai nell’edilizia privata, se necessario.Per il capodanno cinese decine di milioni di migranti tornano a casa, spesso unica loro vacanza. Si prevedono 210 milioni di passeggeri sulle ferrovie nei prossimi 40 giorni. Tutti chiedono ai datori di lavoro di saldare gli stipendi arretrati, per portare i soldi a casa, e sorgono litigi anche accesi. Sul sito web si ricorda che “di recente in alcune zone ci sono stati incidenti di massa per i salari dei lavoratori migranti, specie nel settore edile”. Sono sollecitate speciali misure di sicurezza per impedire proteste ed è annunciata la punizione dei funzionari “responsabili”.

La Cina teme le proteste di massa, che possono evolvere in veri disordini di piazza: secondo dati ufficiali nel 2008 ci sono state oltre 87mila proteste per ragioni economiche. Già altre volte il governo è intervenuto per saldare i salari non pagati e prevenire la protesta. Il 3 febbraio a Zhengzhou, capitale nell’Henan, un datore di lavoro ha accoltellato a morte due operai che protestavano per la diminuzione del salario mensile di circa 100 yuan (circa 9 euro). A gennaio un altro operaio, nell’Hebei, è stato pure accoltellato e ha perso un rene perché protestava per ottenere 70 yuan della sua paga.

Esperti osservano che il boom economico cinese è in buona parte fondato sullo sfruttamento dei lavoratori migranti, pagati poco e male, senza assistenza sanitaria né pensione né altri diritti fondamentali. Anche per questo molti migranti parlano ora di cercare un nuovo lavoro vicino casa e non tornare alla ricche città costiere dove devono lottare persino per ricevere il salario.

Fonte: Asia News, 8 febbraio 2010

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