Pechino offre denaro alle vittime per “dimenticare” Tiananmen

Il governo cinese starebbe pensando ad una sorta di “indennizzo economico” per i familiari delle vittime di piazza Tiananmen. L’indiscrezione è contenuta nel documento diffuso come ogni anno dalle “Madri di Tiananmen”, l’associazione che riunisce i parenti delle vittime del massacro perpetrato il 4 giugno del 1989 su ordine dell’allora presidente Deng Xiaoping. La leader delle Madri, Ding Zilin, ha rifiutato subito la proposta: “Vogliamo verità, non denaro”. Nel documento, firmato da 127 persone, si legge che alcuni familiari di una vittima sarebbero stati avvicinati due volte in febbraio da funzionari governativi per cominciare a parlare di un risarcimento. Nei colloqui con i funzionari non si sarebbe parlato di indagini, ma solo di indennizzo. Secondo una testimonianza, uno di questi funzionari – appartenenti al Dipartimento per la pubblica sicurezza – avrebbe detto: “Non parlo a nome del governo, ma sono preoccupato per la situazione. Quanto volete per chiuderla qui?”. Nessuna conferma è arrivata dalle autorità cinesi. Il documento, una costante ogni anno da parte dell’associazione che si batte per la verità sulla repressione, è stato diffuso dalla stessa associazione sul proprio sito internet e da alcune organizzazioni non governative. Nel testo, Ding si chiede: “Le autorità vogliono risolvere questa questione con i soldi, e facendolo di nascosto. Ma la morte dei nostri cari è stata una morte governativa, e ogni proposta di denaro è un insulto al nostro dolore”. Al termine, i sottoscrittori fanno anche un riferimento alla “rivoluzione dei gelsomini”, l’ondata di proteste che, partita dal nord Africa, ha raggiunto a febbraio anche la Cina per essere poi soppressa dalle autorità con la forza, incarcerando e facendo sparire dissidenti e manifestanti. Intanto domenica scorsa a Hong Kong oltre 1000 persone sono scese in piazza per ricordare le vittime di Tiananmen. Da aprile a giugno 1989, fino a un milione di giovani, operai, contadini, hanno manifestato in piazza Tiananmen domandando la fine della corruzione e la democrazia. La notte fra il 3 e il 4 giugno l’esercito cinese è intervenuto con carri armati e armi da fuoco per “liberare la piazza”, occupata ormai da mesi. Centinaia e forse migliaia di giovani sono stati uccisi o stritolati, altri colpiti nelle vie adiacenti alla piazza. Per il Partito comunista, il movimento è stato una “ribellione controrivoluzionaria”, pur essendo stato un movimento non violento.

Fonte: Asia News, 1 giugno 2011

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.