Pechino nella morsa di una siccità mai vista

Il presidente cinese Hu Jintao ha chiesto di non risparmiare gli sforzi per combattere una prolungata siccità invernale che rischia di compromettere il raccolto cerealicolo estivo. Durante una visita al borgo contadino di Xishanbei, vicino a Baoding, nella provincia dell’Hebei, una delle più colpite dalla siccità che da tre mesi devasta il nord della Cina,  Hu ha detto: «Dobbiamo prendere delle iniziative in tutti i settori al fine di assicurare la fornitura di capitali, di tecnologie, di attrezzature e di materiale per permettere una crescita regolare del grano durante l’inverno». Proprio per sottolineare la drammaticità della situazione e per segnare la vicinanza del Partito comunista cinese alle popolazioni rurali colpite, Hu ha scelto il piccolo villaggio di Shijiatong per accogliere il nuovo anno lunare cinese e celebrare la Festa di primavera. L’attuale siccità invernale sembra destinata a diventare la più lunga da almeno 60 anni. A Pechino non cade né pioggia né neve da mesi e sicuramente per i prossimi 10 giorni il cielo sarà oscurato solo dallo smog. Il record attuale per Pechino è quello dell’inverno 1970-1971, quando non piovve e non nevicò per 114 giorni. Il primo febbraio il capo dell’ufficio meteorologico municipale, Sun Jisong, ha detto che «se la siccità continuerà per altri 14 giorni, sarà il più lungo periodo senza precipitazioni conosciuto dalla capitale cinese dal 1951 e dall’inizio dell’archiviazione dei dati meteorologici. La siccità persistente aggrava i rischi di incendi e di malattie in città. Però, grazie all’approvvigionamento idrico, i cittadini risentono appena della crisi. Ma con l’avvicinarsi della primavera, la temperatura a Pechino aumenterà, il che aggraverà la siccità». Nelle campagne intorno a Pechino la situazione sembra peggiore. Zhang Tiecheng, direttore aggiunto del villaggio di Nanjiao, nel distretto di Fangshan, a sud-ovest della capitale, ha detto all’agenzia ufficiale Xinhua che «le persone anziane non hanno mai conosciuto una tale crisi invernale per l’acqua. Un sistema di quote che limita l’acqua per ogni famiglia è stato messo in atto a novembre, perché l’acqua prelevata dai tre nuovi pozzi realizzati è riservata per berla». Prima per raggiungere la falda bisognava scavare per 200 metri in profondità ora i nuovi pozzi trovano l’acqua tra i 300 e gli 800 metri. Le precipitazioni invernali, anche se rappresentano solo il 2% del consumo idrico totale annuo della capitale cinese, sono importanti proprio perché permettono la rigenerazione delle falde sotterranee. Hu Bo, responsabile dell’ufficio idrologico di Pechino, sottolinea che la capitale prende acqua dalla vicina provincia dell’Hebei (proprio quella visitata da Hu Jintao) e che dovrà continuare a farlo almeno fino a marzo: «Non oso pensare alla dimensione che assumerà la crisi dell’acqua nella città quando l’adduzione di acqua dalla provincia dell’Hebei cesserà». Per placare la sua grande sete Pechino dovrà aspettare almeno fino al 2014, quando il colossale progetto di spostamento dei fiumi sud-nord sarà terminato. Intanto, a breve termine, si pompa acqua dal riarso Hebei. Il 30 gennaio l’autorità nazionale per il controllo della siccità ha dichiarato che «circa 77,4 milioni di mu (5,16 milioni di ettari di terre coltivate) sono stati devastati dalla siccità, e 2,57 milioni di persone si stanno confrontando con una penuria di acqua potabile. Grandi città, comprese Pechino e Tianjin, e le province di Henan e dello Shandong sono tra le regioni più colpite». La siccità e il global warming fanno sempre più paura ed anche per questo il governo cinese ha investito  297,9 miliardi di yuan (circa 45,27 miliardi di dollari) nelle foreste con il suo undicesimo Piano quinquennale 2006-2010. L’Amministrazione nazionale delle foreste evidenzia che «questa cifra rappresenta un aumento dell’ 80% in rapporto agli investimenti durante il periodo del decimo Piano quinquennale. Gli investimenti sono stati essenzialmente diretti verso la ricostruzione ecologica, la riforma del settore forestale ed il miglioramento del livello di vita degli abitanti delle regioni forestali. Tra questi investimenti, la costruzione di infrastrutture ha rappresentato 47,9 miliardi di yuan, una crescita del 23,13% in rapporto al decimo piano quinquennale». Le preoccupazione per le mutate condizioni climatiche e per i disastri ambientali prodotti dalla rapidissima crescita cinese sono emersi anche ieri in occasione delle celebrazioni in Cina della giornata mondiale delle zone umide, che quest’anno è dedicata al tema “Le zone umide e le foreste”. Anche in questo settore, legatissimo alla disponibilità di acqua dolce e pulita, la Cina nel 2011 raddoppierà i suoi sforzi per proteggere le zone umide del Paese. L’Amministrazione nazionale delle foreste spiega che «la Cina promuoverà la legislazione in materia di protezione delle zone umide. Il Paese si impegna a mettere sotto protezione il 55% delle sue zone umide entro il 2015».

Fonte: La Repubblica, 4 febbraio 2011

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