Pechino, l’inquinamento “è più pericoloso della Sars”

L’inquinamento che avvolge in queste settimane la capitale cinese “è più spaventoso e più pericoloso della Sars. C’erano molti modi per non prendersi quell’infezione, mentre da questo smog non si può scappare in alcun modo”. A parlare è Zhong Nanshan, professore di ingegneria all’Accademia cinese e capo dell’Istituto per le malattie respiratorie di Guangzhou. La denuncia del docente è stata trasmessa sulla televisione nazionale, segno della preoccupazione dell’esecutivo per l’emergenza che ha colpito Pechino.
Nelle ultime tre settimane la città è di fatto invisibile. Una coltre di smog rende impossibili i voli da e per la capitale, e i livelli di PM2,5 (particolato – polveri – disperse nell’aria di 2,5 microgrammi al metro cubo) continuano a oscillare fra i 340 e i 360. Un valore di 100 è considerato pericoloso per la salute di persone con malattie a cuore o polmoni, anziani e bambini. L’Organizzazione mondiale della sanità pone a 20 il limite di normalità dell’aria. Il governo locale ha ordinato la chiusura di alcune fabbriche e ha limitato il traffico, ma senza ottenere successi.
Zhong è noto in Cina per aver guidato le ricerche sperimentali sulla Sars nel 2003 e per aver creato le linee guida per la prevenzione e la gestione dell’infezione nel Guangdong, la sua provincia. Il suo allarme relativo all’inquinamento è concreto: il numero di bambini ricoverati negli ultimi 4 giorni per problemi respiratori è arrivato a quasi 3000, e i medici parlano oramai di “tosse pechinese”. Secondo il Beijing Morning Post, i ricoveri ospedalieri sono aumentati del 20 % nell’ultima settimana, quasi tutti per problemi respiratori.
La municipalità ha chiesto “a tutti” di rimanere in casa il più possibile senza aprire le finestre. Gli utenti di internet hanno scaricato la propria frustrazione su Sina Weibo. Il sito di microblog più popolare del Paese: “Apriamo le finestre e soffochiamo per l’inquinamento. Le chiudiamo e rischiamo l’avvelenamento per la formaldeide del riscaldamento. Questo è il prezzo della crescita del Prodotto interno lordo?”.
L’inquinamento – insieme alla corruzione – rimane il problema peggiore della Cina contemporanea. Ossessionato dalla necessità di produrre in continuazione, il Paese si ostina a usare ogni forma di combustibile in grado di permettere alle aziende di rimanere attive: l’economia nazionale si basa ancora, per il 70 %, sulla combustione di carbone fossile. La capitale, che si trova nel nord, in questo periodo dell’anno risente delle correnti che la attraversano e provengono da tutta la nazione, portando in dono le emissioni nazionali.

Fonte: Asia News, 31 gennaio 2013

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