PECHINO FESTEGGIA I 66 ANNI DELLA REPUBBLICA A SUON DI RAID.

Poteva essere un giorno di grande gioia, invece, il primo ottobre, data in cui è ricorso il sessantaseiesimo anniversario della Fondazione della Repubblica Popolare cinese, si è rivelato un gran fiasco per la tutela dei diritti del cittadino

Una delle tante infelici testimonianze, rilasciate ai giornalisti di Radio Free Asia, è quella della famosa attivista Ge Zhihui.

Ge, che diverso tempo fa inviò una lettera aperta all’ex presidente cinese Wen Jiabao accusando la sua famiglia di nascondere miliardi di dollari (vicenda di cui si occupò anche il New York Times Times http://www.nytimes.com/…/family-of-wen-jiabao-holds-a-hidde… ), afferma di aver subito un’incursione in casa propria, ad opera della polizia locale.

“La polizia è arrivata di sera, e dicevano di volere entrare in casa per svolgere indagini informali… Loro non sono entrati in nessun altro appartamento, solo nel mio.”

Una dozzina di poliziotti ha fatto violenta irruzione – mentre lei stava prendendo parte ad uno dei raduni previsti per i festeggiamenti della Repubblica – e un uomo ha tentato di fermarli, adducendo come motivazione quella di non spaventare una donna sola con un bambino. La risposta non si è fatta attendere e in un istante si è ritrovato scaraventato ed inchiodato a terra per poi essere trascinato alla stazione delle polizia.
Attualmente non lo hanno ancora rilasciato, e la polizia sostiene che il fermo è dovuto a motivi politici essendosi mostrato di intralcio all’operato del partito.

Non dimentichiamo che Ge, all’epoca della sua missiva, fu reclusa per un mese e ricevette l’rodine di scusarsi per l’invio della stessa. In seguito, fu vittima di un pestaggio che la paralizzò e perse tutti i suoi beni, al punto di dover chiedere un prestito al ricco Wen Jiabao.

Ostruzionismo continuo:

Gli attivisti sostengono di essere preda di continuo ostruzionismo da parte del partito, di essere rinchiusi in “prigioni nere”, picchiati e anche sottoposti a vessazioni nel caso in cui si cercasse di mettere in atto reclami contro le azioni del governo locale o ai livelli superiori di governo.
In molti hanno tentato di ottenere risarcimenti contro queste ingiustizie da parte del partito, come ad esempio per gli sgomberi forzati ed i pestaggi, ma si sono sempre conclusi in un nulla di fatto. 
Anche l’attivista Hu Jianguo è stato arrestato lo scorso giovedì, per aver protestato insieme a sua madre davanti alla sede del governo Zhongnanhai a Pechino, poco distante da Piazza Tiananmen ed è stato poi trascinato via della polizia. 
“Mia madre aveva un cartello sulla testa con su scritte le nostre rimostranze … la polizia glielo ha strappato
via.”
Le scritte riguardavano le promesse non mantenute dal Presindente Xi Jimping, il quale, durante la visita di qualche settimana fa negli USA, avrebbe dovuto esprimersi circa l’annoso problema della corruzione che dilaga in Cina.

“Ci sono molti meno attivisti quest’anno rispetto alle precedenti Giornate Nazionali, questo perché moltissime persone sono già nel mirino dalla polizia locale… C’era un gruppo di petizione collettiva da Shanghai con più di 1.000 persone che sono andate a casa un paio di giorni fa, perché avevano paura di essere presi di mira”, ha affermato Hu Jingao.

Una giornata all’insegna dei bombardamenti.
Inoltre il Venerdì, i media statali cinesi hanno riferito che il sospetto di una serie di attentati nella provincia del Guangxi, precisamente nella città di Liuzhou, è morto sulla scena di una delle esplosioni. La tragedia ha portato con se 10 morti e 51 feriti.
Mercoledì il sospetto ha inviato 18 pacchi contenenti bombe ad orologeria che sono stati consegnati a vari centri commerciali, ospedali ed edifici governativi della città.
Purtroppo, ad oggi, ci sono moltissimi casi di uomini che sono portati a mettere in atto gesti estremi per protestare contro lo strapotere dello stato.

E come accade ogni giorno, anche in questa occasione, la rossa bandiera cinese ha festeggiato tingendosi di sangue.

M.R. Laogai Research Foundation,06/10/2015

English article, Radio Free Asia: Chinese Police Raid Petitioners’ National Day Gathering in Beijing

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