Pechino difende il massacro di Tianamnen. Dichiarazione degli studenti 16 maggio 1989[Video]

I resoconti sulla repressione delle manifestazioni di protesta sono oggetto di pesante censura in Cina. Nella notte tra il 3 ed il 4 giugno del 1989 sono morte dalle 300 alle 2mila persone. Il ministro della Difesa chiede perché si continua a dire che il governo non ha gestito gli eventi in modo corretto.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il governo cinese ha difeso la repressione delle proteste di piazza Tiananmen del 1989, in un raro riconoscimento pubblico degli eventi. Durante un forum regionale sulla sicurezza, il ministro della Difesa, il gen. Wei Fenghe (foto), ieri ha dichiarato che fermare la “turbolenza” è stata la politica “corretta” per Pechino. Il 4 di questo mese ricorre il 30esimo anniversario del massacro. Secondo le stime di organismi indipendenti, nella notte tra il 3 ed il 4 giugno del 1989 sono morte dalle 300 alle 2mila persone, schiacciate dai carri armati o raggiunte da colpi d’arma da fuoco mentre fuggivano.

I resoconti sugli eventi sono oggetto di pesante censura in Cina. Per Pechino, le discussioni pubbliche sulle proteste pro-democrazia del 1989 e la loro repressione sono un tabù. Ogni anno, nelle settimane che precedono il 4 giugno, si mette in moto la più grande macchina di censura al mondo: un’enorme rete di algoritmi automatizzati e decine di migliaia di funzionari purificano il web di qualsiasi riferimento al massacro. Per questo, le dichiarazioni rilasciate dal gen. Wei Fenghe al “18th Asia Security Summit” di Singapore (31 maggio – 2 giugno) rappresentano un’eccezionale rarità.

Dopo un discorso ad ampio raggio sul commercio e la sicurezza, il gen. Wei Fenghe è stato interrogato su Tiananmen da un membro del pubblico. Il ministro ha chiesto perché si continua a dire che la Cina non ha gestito gli eventi in modo corretto. “Quell’incidente è stato una turbolenza politica ed il governo centrale ha preso misure per fermarla, mettendo in atto una politica corretta”, ha dichiarato. L’alto ufficiale ha poi affermato che “gli ultimi 30 anni hanno dimostrato che la Cina ha subito importanti cambiamenti”, aggiungendo che a causa dell’azione del governo in quel frangente “il Paese ha goduto di stabilità e sviluppo”.

Fonte: Asianews,03/06/2019

Versione inglese:Beijing breaks silence on Tiananmen. To defend the massacre


Mentre il Ministro della Difesa cinese , Wei Fenghe, ha dichiarato due giorni fa che la repressione delle proteste degli studenti pro-democrazia del 1989 di piazza Tienanmen fu la “giusta” decisione, decine di migliaia da allora ancora trovano la morte nei campi di internamento, torturati e uccisi semplicemente perché rivendicano quella libertà sancita nella carta universale dei diritti umani. Rimaniamo giustamente indignati per i genocidi del passato , ma indifferenti per quelli consumati nel presente, diventando  ipocriti davanti al concetto di “memoria per non dimenticare, affinché non accada più”… Dopo tante testimonianze, conferenze, convegni e prove documentate, continuiamo a fingere di non sapere.
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Qui riportiamo la dichiarazione degli studenti. 16 maggio 1989. Trenta anni fa con questa lettera, gli studenti di Tiananmen tentarono di scongiurare il pericolo di una politica totalitarista che li privasse di quei diritti fondamentali ancora oggi negati al popolo cinese. Furono migliaia che in quel terribile massacro trovarono la morte.
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«In questo caldo mese di maggio, noi iniziamo lo sciopero della fame. Nei giorni migliori della giovinezza dobbiamo lasciare dietro di noi tutte le cose belle e buone e Dio solo sa quanto malvolentieri e con quanta riluttanza lo facciamo. Ma il nostro paese è arrivato a un punto cruciale: il potere politico domina su tutto, i burocrati sono corrotti, molte brave persone con grandi ideali sono costrette all’esilio. È un momento di vita o di morte per la nazione. Tutti voi compatrioti, tutti voi che avete una coscienza, ascoltate le nostre grida. Questo paese è il nostro paese. Questa gente è la nostra gente. Questo governo è il nostro governo. Se non facciamo qualcosa, chi lo farà per noi? Benché le nostre spalle siano ancora giovani ed esili, e benché la morte sia per noi un fardello troppo pesante, noi andiamo. Dobbiamo andare. Perché la storia ce lo chiede. Il nostro entusiasmo patriottico, il nostro spirito totalmente innocente, vengono descritti come “elementi che creano tumulto”. Si dice che abbiamo motivi nascosti o che veniamo usati da un manipolo di persone. Vorremmo rivolgere una preghiera a tutti i cittadini onesti, una preghiera a ogni operaio, contadino, soldato, cittadino comune, all’intellettuale, al funzionario di governo, al poliziotto e a tutti quelli che ci accusano di commettere crimini. Mettetevi una mano sul cuore, sulla coscienza. Quale sorta di crimine stiamo commettendo? Stiamo provocando un tumulto? Cerchiamo solo la verità ma veniamo picchiati dalla polizia. I rappresentanti degli studenti si sono messi in ginocchio per implorare “democrazia”. Ma sono stati totalmente ignorati. Le risposte alle richieste di un dialogo paritario sono state rinviate e ancora rinviate. Che altro dobbiamo fare? La democrazia è un ideale della vita umana, come la libertà e il diritto. Ora, per ottenerli, noi dobbiamo sacrificare le nostre giovani vite. È questo l’orgoglio della nazione cinese? Lo sciopero della fame è la scelta di chi non ha scelta. Stiamo combattendo per la vita con il coraggio di morire. Ma siamo ancora dei ragazzi. Madre Cina, per favore, guarda i tuoi figli e le tue figlie. Quando lo sciopero della fame rovina totalmente la loro giovinezza, quando la morte gli si avvicina…puoi rimanere indifferente?» .
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Allora vogliamo commemorare la strage di Tienanmen rendendo vivo quel ricordo anche attraverso la musica, espressione dell’animo umano, nella speranza che magari riesca più delle tante parole già dette, ad aprire il cuore a tanta disumana indifferenza…
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Ewar Wu,LRF Italia Onlus,04/062019

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