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Pechino commemora Tiananmen con arresti, siti internet oscurati, controlli su turisti

La polizia cinese “commemora” a suo modo il massacro di Piazza Tiananmen [1]: stretto controllo intorno alla piazza, dissidenti arrestati, siti internet oscurati [2]. Intanto il Senato Usa propone di chiedere alle Nazioni Unite un’indagine sui fatti del 4 giugno 1989.

Da ieri la polizia, in uniforme e in borghese, presidia l’intero centro di Pechino, per impedire qualsiasi commemorazione del massacro in cui hanno perso la vita migliaia di dimostranti per la democrazia. Oggi è stato chiuso per 3 giorni “per riparazioni” il mausoleo di Mao Zedong [3], abituale meta dei turisti.

Ieri le autorità hanno anche oscurato il popolare sito internet Twitter (una sorta di blog sul quale molti si scambiano notizie e commenti, ma anche apprezzato sito di intrattenimento), il sito di fotografie online Flick, il provider di posta elettronica Hotmail e il sito MSN Space.

C’è pure stretto controllo su turisti e stranieri, con la richiesta ai responsabili universitari di tenere d’occhio studenti e docenti esteri e ai tassisti di segnalare subito alla polizia ogni cliente sospetto, specie chi vuole andare a piazza Tiananmen.

Il 30 maggio la polizia ha “portato via” Wu Gaoxing, detenuto per due anni per avere partecipato nella provincia del Zhejiang alle proteste pro-democrazia del 1989. Di recente Wu aveva scritto una lettera aperta al presidente Hu Jintao, chiedendo un risarcimento per chi come lui è stato detenuto per anni e ora si trova povero e senza nemmeno l’assistenza sanitaria gratuita.

A Ding Zilin, 72 anni, il cui figlio è stato ucciso il 4 giugno e fondatrice del gruppo Madri di Tiananmen [4], la polizia ha intimato di “allontanarsi” da Pechino in questi giorni. Si è rifiutata ed ora è sorvegliata a vista.

Sono agli arresti domiciliari Chen Xi, attivista pro diritti umani del Guizhou, e Qi Zhiyong a Pechino, che perse una gamba quella notte. E’ pure ristretto in casa lo scrittore Yu Jie. E’ stato portato via da Pechino Bao Tong, ex collaboratore di Zhao Ziyang [5]. L’ex professore di sociologia Zhou Duo, che si unì alle proteste degli studenti nel 1989, è stato portato lontano da Pechino e messo agli arresti domiciliari. La polizia impedisce di uscire da casa anche a Zeng Jinyan, moglie del famoso attivista detenuto Hu Jia.

Analisti commentano che per il controllo sulla popolazione Pechino appare più sicura, rispetto a 10 anni fa: allora la famosa piazza fu chiusa al pubblico per mesi “per riparazioni”.

Sempre ieri il Congresso Usa ha invitato Pechino a liberare chi è ancora detenuto per quei fatti (la fondazione Dui Hua indica almeno 30 persone) e “a consentire un’indagine completa e indipendente” sotto il controllo delle Nazioni Unite sull’intervento dell’esercito contro i pacifici dimostranti.

fonte: AsiaNews, 3 giugno 2009