Pechino colpita da un nuovo picco di inquinamento atmosferico a seguito di una tempesta di sabbia.

Decine di voli cancellati e cittadini invitati a non uscire per evitare di respirare particole dannose.

Una foschia stagnante dalle sfumature color nicotina incombe dallo scorso giovedì su Pechino, dopo che un’imponente tempesta di sabbia ha colpito la capitale cinese, portando a questa città soffocata dallo smog l’ennesima “ariapocalisse”.

Stando a quanto si dice, decine sono i voli cancellati all’aeroporto di Pechino, il secondo più trafficato al mondo, e le autorità hanno intimato la popolazione di restare al chiuso, dopo che i livelli di PM10 (un piccolissimo particolato inalabile connesso a vari disturbi polmonari) sono schizzati sopra ai 2.000 microgrammi al metro cubo.

“Tutto ciò è folle”, ha twittato Li Shuo, attivista climatico di Greenpeace di base a Pechino, dopo che la tempesta di sabbia ha spazzato il nord della Cina nelle prime ore di giovedì.  “Tempesta di sabbia + inquinamento industriale = ariapocalisse durante la primavera” ha continuato Li.

L’agenzia di stampa ufficiale cinese, Xinhua, ha dichiarato che almeno nove  sono le regioni cinesi – da Xinjiang e Gansu a ovest a Hebei e Heilongjiang a est – che sono state colpite da questa ondata di inquinamento atmosferico tra giovedì e venerdi. La visibilità nella capitale si è ridotta a circa un chilometro e pare sia peggiorata ulteriormente nelle ore successive alla tempesta.

 La gravità di quest’ultima crisi da inquinamento atmosferico è stata catturata in un paio di fotografie pubblicate dal giornale di stato China News, che mostrano il  cielo prima e dopo la tempesta. Le autorità locali ne danno la responsabilità principalmente alla sabbia portata dal vento dalla Mongolia e dalla Mongolia interna cinese.

 La rivista cinese Caixin ha allertato i lettori sulla pericolosità delle alte concentrazioni di particolati quali il PM10 e il PM2.5, connessi con il cancro ai polmoni e gli attacchi cardiaci.

 Li, l’attivista di Greenpeace, ha dichiarato che la tempesta di sabbia di questi giorni ha ricordato quelle di un paio di decenni fa, prima della campagna su larga scala di riforestazione del nord della Cina, che ha contribuito a ridurre il numero di tempeste che colpivano al capitale.

 “Gli ultimi anni sono stati fortunati. In questa stagione, tra marzo e maggio, le tempeste sono sempre state un problema per Pechino e il nord della Cina. Ma in questi anni sono stati fatti grossi passi in avanti nell’arginare il flagello delle tempeste di sabbia” prosegue Li.

“Il punto massimo si raggiunse alla fine degli anni ‘90, inizio 2000. All’epoca, in primavera, episodi come questo, o anche più gravi, erano molto più frequenti, e non isolati.”

Li ha aggiunto che quest’ultima “ariapocalisse” renderà più difficile alla Cina raggiungere i suoi obbiettivi di miglioramento della qualità dell’aria e deve essere considerata un segnale che i progressi per combattere l’inquinamento atmosferico hanno subito una battuta d’arresto.

Li sostiene che dopo un periodo di passi in avanti, negli ultimi mesi c’è stato un “significativo rallentamento” nei tassi di miglioramento della qualità dell’aria, risultato di un’intensificazione dell’attività industriale intorno a Pechino.

Lo scorso dicembre decine di migliaia di “rifugiati per smog” sono stati obbligati a scappare dal nord della Cina, colpito da un’ondata di un cocktail pericolosissimo di inquinanti ha avvolto la Cina settentrionale e centrale.

Li spera che quest’ultima crisi possa ricordare al pubblico che, mentre lo smog industriale rimane un problema incalzante, la desertificazione, da alcuni considerata una delle sfide più urgenti che la Cina deve affrontare, continua ad essere un problema derivante dalla deforestazione, dall’urbanizzazione e dallo sviluppo industriale.

The Guardian,04 maggio 2017

Traduzione Andrea Sinnove Laogai Research Foundation Italia Onlus

English article, The Guardian:

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