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Pechino, chiusa una clinica illegale: commerciava in embrioni umani

Le autorità sanitarie di Pechino hanno chiuso una clinica illegale che ogni anno forniva circa 300 embrioni umani a madri surrogato assunte da ricche coppie della capitale incapaci di avere figli. La struttura non aveva alcuna approvazione legale o medica.
Lo scandalo è scoppiato grazie a un servizio registrato dalla China Central Television, che ha fatto scattare le indagini sul caso. Gli agenti di pubblica sicurezza, insieme a diversi funzionari del settore sanitario e farmaceutico, hanno effettuato un raid alla “Hong Kong Fuchen Group” nella mattina del 25 marzo.
La “clinica” operava da almeno 6 anni. Song Hongbo, uno degli addetti al settore commerciale del gruppo, spiega che esso “forniva assistenza alle coppie con problemi di fertilità. Negli ultimi 4 anni la richiesta è aumentata tantissimo”, al punto da arrivare ai 300 embrioni commerciati ogni anno.
Il rimando a Hong Kong nel nome della ditta sembra essere casuale, dato che il presidente del gruppo è di Suihua nell’Heilongjiang. Per Song “in questo tipo di business ci sono molti fattori che sono del tutto falsi. Abbiamo fatto lo stesso anche con il nome”.
Sempre secondo Song “ci presentavamo come ospedale, ma non abbiamo mai chiesto le autorizzazioni necessarie”. La clinica chiusa “non è quella dove si effettuavano gli interventi”, condotti in un altro edificio ancora non identificato. La compagnia cercava online sia donatrici di ovuli che madri surrogato, promettendo un guadagno di “centinaia di migliaia di yuan”.
Il processo di crescita e impianto degli embrioni veniva fornito per 1 milione di yuan (circa 120mila euro), che salivano a 1,2 milioni in caso di richieste per un figlio maschio. Alle madri surrogato venivano dati dai 170 ai 230mila yuan. In Cina le tecniche di riproduzione assistita sono legali solo nelle strutture statali, mentre la tecnologia di fecondazione in vitro tramite utero in affitto è proibita.
La famigerata legge sul figlio unico in vigore nel Paese e la tradizionale preferenza per i figli maschi – che portano avanti il nome della famiglia e si occupano degli anziani genitori – hanno reso la Cina una nazione sovrappopolata di maschi che non si sposeranno mai. Dato che il sistema pensionistico e quello sanitario sono a carico dello Stato, la situazione ha creato allarme in diversi strati della popolazione, che chiede con sempre maggior intensità la revoca della legislazione sul figlio unico.

Fonte: Asia News, 27 marzo 2013