Pechino: bloccato mentre cerca giustizia, accoltella i suoi persecutori

Gong Jinjun cerca da anni di presentare una petizione al governo centrale, ma ogni volta viene intercettato, chiuso in carceri illegali e rispedito a casa. Dopo l’ultimo tentativo fallito accoltella e uccide uno dei funzionari assunti dalle province per fermare chi chiede giustizia. Il sistema, denunciano gli esperti, è corrotto dalle fondamenta: arrestato e rimosso (per corruzione) il vice direttore nazionale dell’Ufficio per le petizioni. 

Pechino (AsiaNews) – Esasperato dalle continue violenze subite mentre cercava di consegnare una petizione al governo centrale, un uomo della provincia dell’Henan ha accoltellato a morte uno degli uomini assunti dal governo locale per “intercettare e riportare a casa” tutti coloro che cercano di lamentarsi presso le autorità comuniste nazionali. La pratica della “petizione”, che risale ai tempi degli imperatori, è stata mantenuta dal Partito comunista: chiunque, secondo la legge, ha il diritto di lamentarsi con Pechino di abusi e malversazioni subiti.

Gong Jinjun, 57 anni, è stato fermato nella capitale insieme ad altri cittadini della sua provincia, caricato con la forza su un veicolo e costretto a tornare a casa. Nel corso del viaggio ha attaccato con il coltello 2 degli 8 “intercettatori”: uno è morto; l’altro è rimasto ferito in maniera grave. Prima del “rimpatrio” forzato, Gong e altri manifestanti sono stati tenuti in una “prigione nera”: un carcere non ufficiale, proibito dalla legge, ma di fatto tollerato dalle autorità, dove vengono tenuti dissidenti, manifestanti e spesso anche personalità religiose sgradite al governo.

Negli ultimi anni, Gong ha cercato più volte di ottenere giustizia dal governo centrale riguardo alcune dispute sulla demolizione forzata della sua casa, ma non è mai riuscito nello scopo proprio a causa di questi “intercettatori”. Come spiega ilSouthern Weekend, che ha riportato la notizia, si tratta di persone – spesso funzionari di governo – assunti dalle varie province per fermare chi cerca di lamentarsi di loro. Secondo la legge sulle petizioni, infatti, il governo centrale a fine anno stila una classifica e premia le province meritevoli o punisce quelle più contestate.

Il terzo Plenum del Partito comunista cinese si è impegnato – fra le varie promesse – a rivedere il sistema delle petizioni. Anche perché questo è sempre più spesso fonte di corruzione all’interno della struttura governativa: nei giorni scorsi è stato rimosso dal suo incarico e poi arrestato Xu Jie, vice direttore dell’Ufficio statale per le lettere e le richieste. L’uomo è sotto accusa per “serie violazioni alla disciplina” (eufemismo usato dai burocrati per indicare la corruzione statale).

Yu Jianrong, uno dei più importanti attivisti contro la corruzione del Paese, ha accolto “con gioia” la notizia. Yu, docente presso l’Accademia cinese per le Scienze sociali, spiega: “Il sistema delle petizioni è il terreno più fertile al mondo per la corruzione. Non è possibile che i governi locali corrompano i funzionari di quello centrale affinché giustizia non sia fatta”.

Asia News, 29/11/2013

English Version: 

http://www.asianews.it/news-en/Beijing:-detained-while-seeking-justice,-petitioner-stabs-his-persecutors-29677.html

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