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Pechino, attivisti anti-Aids chiedono l’aiuto del governo

L’esecutivo cinese per molti anni ha persino negato la presenza del virus Hiv sul proprio territorio, e ha permesso il commercio di plasma infetto per le trasfusioni. Grazie a questa politica, lo scorso anno l’Aids è risultata la malattia più mortale del Paese.

Un gruppo di attivisti cinesi contro l’Aids ha tenuto ieri una rara manifestazione per chiedere al governo di essere riconosciuti e aiutati nella lotta contro il virus e la sua diffusione. In occasione della Giornata mondiale contro l’Hiv, circa 20 manifestanti si sono riuniti davanti alla Croce Rossa di Pechino con delle mascherine, su cui era scritto “Le infusioni di sangue infetto causano l’Aids”. Una di loro, Liu Xiurong, spiega: “La nostra lotta per una cura gratuita contro il virus dura da otto anni, senza successo”.

Nel Paese, la diffusione dell’Hiv è collegata per la maggior parte alle trasfusioni di sangue infetto all’interno degli ospedali. Questi comprano plasma ematico manipolato al mercato nero, dove costa meno, e il più delle volte non lo sterilizzano prima di effettuare le trasfusioni. Ma il governo cinese nega questa procedura, e per molti anni ha persino negato l’esistenza di malati di Aids sul proprio territorio.

Grazie a questa politica, il virus Hiv lo scorso anno è risultato essere l’agente patogeno più mortale di tutta la Cina. Alla fine di ottobre, il ministero cinese della Salute ha confermato la presenza di 319.877 malati di Aids. Secondo Chen Zhu, il ministro, al momento il numero si aggira intorno alle 740mila unità.

La manifestante Liu, che viene dalla città nord-orientale di Harbin, dice che suo figlio è stato infettato da plasma corrotto diversi anni fa. La compagnia di Shanghai che fornì il sangue all’ospedale le ha dato una ricompensa, ma questa non basta per i costi medici del trattamento: “Il denaro ricevuto non si avvicina neanche alla cifra necessaria per andare avanti. Ora ci siamo esposti, e rischiamo di essere arrestati o picchiati. Ma va bene così, perché non abbiamo nulla da perdere”.

Fonte: AsiaNews, 2 dicembre 2009