Pechino arresta un collega di Park, missionario Usa entrato in Corea del Nord

La polizia ha fermato l’uomo, di cognome Kim, la scorsa settimana nella provincia di Jilin. Egli cercava di vendere alla stampa la sequenza filmata in cui Robert Park varca il confine nord-coreano e prega sulla superficie di un fiume ghiacciato. Resta incerta la sorte dell’attivista.
Le autorità cinesi avrebbero arrestato un uomo che, il giorno di Natale, ha aiutato il missionario statunitense Robert Park a entrare illegalmente in Corea del Nord. Il network Radio Free North Korea riferisce che il fermo è avvenuto il 15 gennaio scorso a Yanji, nella provincia di Jilin. Dell’uomo si conosce solo il cognome (Kim) ed  è un dissidente nord-coreano rifugiato in Corea del Sud.
La polizia cinese lo ha fermato perché complice dell’ingresso illegale di Park in territorio nord-coreano. Kim lo avrebbe infatti accompagnato al confine fra Cina e Corea del Nord, filmando una sequenza in cui si vede il missionario Usa mentre prega sulla superficie di un fiume ghiacciato. Cho Sung-rae, uno dei colleghi e amici di Park, conferma l’arresto di Kim “la scorsa settimana a Yanji”. Egli aggiunge che lo stesso Kim e un terzo amico di Park cercavano di “piazzare” il video alla stampa, in cambio di una somma di denaro pari a 100 milioni di won (poco più di 60mila euro). Ora il filmato si troverebbe “in mani sicure”.
Sulla sorte di Robert Park (nella foto), il collega Cho cita fonti interne alla Corea del Nord secondo cui il missionario “è a Pyongyang” e saranno avviate “trattative la prossima settimana fra funzionari nord-coreani e svedesi” per decidere del suo futuro.
Robert Park, 29enne cittadino americano di origine coreana, è entrato illegalmente in Corea del Nord il giorno di Natale per chiedere a Kim Jong-il e agli altri leader del regime di Pyongyang di “pentirsi” per i loro peccati e liberare i nordcoreani dalla schiavitù.
Park, cristiano, è leader di un network internazionale per la difesa dei diritti umani in Corea: prima di entrare nel Paese, ha dichiarato di “non volere l’intervento degli Stati Uniti”, perché intende rimanere nel Nord “fino a che quelle prigioni rimarranno in piedi”.
Fonte: AsiaNews, 19 gennaio 2010

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