Pechino arresta cinque tibetani “in onore” della rivolta di Lhasa

Le autorità cinesi hanno arrestato cinque tibetani nella provincia del Sichuan, che protestavano per chiedere il ritorno del Dalai Lama in Tibet. La marcia è avvenuta ieri nella città di Dzachuka, in occasione del 54mo anniversario della rivolta nazionale tibetana. I funzionari di Pechino avrebbero fermato tre monaci del monastero Ganden Samten Dhargyeling a Dzachuka e due laici, intervenuti per impedire l’arresto. Si tratta della prima protesta mai avvenuta nell’area.
Secondo il Tibetan Centre for Human Rights and Democracy (Tchrd), i religiosi avevano organizzato una marcia nella città, mostrando ritratti del Dalai Lama e urlando “libertà e democrazia, serve la ‘via di mezzo’ per risolvere la questione tibetana”. All’arrivo della polizia cinese, i due laici sarebbero accorsi sul posto per cercare di risolvere la situazione in modo pacifico, ma sono stati portati via insieme ai monaci. Dopo il loro gesto le forze dell’ordine hanno raddoppiato i controlli e la sicurezza.
I monaci sono Lobsang Samten, 31 anni, Sonam Namgyal, 26, e Thupten Gelek, 29. I laici sono Ngawang Gyatso, 41 anni, e Lobsang Kelsang, 17. Al momento non si sa dove si trovino i cinque arrestati.
Manifestazioni in onore della rivolta di Lhasa ci sono state anche in altre zone del mondo. In Nepal, a Kathmandu 18 persone – per lo più tibetani – sono state arrestate per presunte “attività anti cinesi”. A Taiwan centinaia di attivisti tibetani e taiwanesi hanno marciato in modo pacifico per le vie di Taipei, la capitale, in protesta contro il regime cinese in Tibet.
Il 10 marzo 1959 300mila tibetani insorsero per timore che il Dalai Lama fosse portato con la forza a Pechino. Nei successivo scontri l’esercito cinese massacrò in pochi giorni oltre 85mila tibetani, male armati e privi di addestramento militare. Il Dalai Lama fu costretto a fuggire in esilio. Il 10 marzo 2008 nel Tibet esplosero violente proteste anticinesi, represse nel sangue con oltre 200 morti e migliaia di feriti. Da allora la regione è sotto occupazione militari.

Fonte: Asia News, 11 marzo 2013

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