Pechino “per la piena convertibilità” dello yuan entro il 2015

Lo yuan sarà “convertibile in maniera piena” entro il 2015. Lo ha dichiarato ieri Davide Cucino, rappresentante della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina, che ha citato come fonte per questa informazione “alcuni rappresentanti” del governo comunista. Secondo Cucino, nelle ultime settimane Pechino ha fissato un processo graduale che permetterà la piena convertibilità della moneta, al momento sottostimata – secondo alcuni analisti – del 35 % rispetto al suo valore reale.  Nel frattempo, la Cina ha indicato Londra come prossimo centro finanziario per lo yuan.
Questa manovra potrebbe aiutare la Cina a evitare nuove critiche da parte di Stati Uniti ed Europa, che ritengono la seconda economia al mondo per estensione “scorretta” nel commercio mondiale.  In pratica, secondo Washington e Bruxelles, Pechino ottiene un vantaggio scorretto ed enorme dal tenere in maniera artificiale la propria moneta sottostimata.  Il valore dello yuan viene fissato ogni mattina dalla Banca centrale del popolo cinese e non rientra nelle fluttuazioni del mercato valutario. Nell’ultimo anno, tuttavia, essa è stata rivalutata del 6,4% fino al suo massimo degli ultimi 17 anni, ovvero 6,3705 yuan per dollaro: lungi dall’essere un’apertura, si è trattato di una manovra praticamente imposta dalla necessità di attirare investitori e capitali stranieri sempre meno interessati da un mercato centralizzato e caratterizzato da una forte inflazione.  In pratica, il blocco dello yuan favorisce in maniera scorretta le esportazioni ma penalizza fortemente l’import. Secondo Sacha Tihanyi, stratega dello Scotia Capital con base a Hong Kong, “rendere lo yuan pienamente convertibile porterà un maggior afflusso di capitali stranieri e rafforzerà la moneta. È anche una mossa fondamentale per rilanciarne l’uso sui mercati internazionali come moneta di riferimento”. In quest’ottica, Pechino ha indicato in Londra il centro finanziario migliore per iniziare a commerciare in yuan. Il vice premier cinese Wang Qishan, durante l’incontro con il ministro britannico delle Finanze Osborne, ha confermato l’impegno della Cina in questo senso. Londra si unirà a Singapore e Taipei – dove già si usa lo yuan come valuta di riferimento – e dovrebbe sfidare la supremazia di Hong Kong.  Ma, secondo gli analisti, sarà difficile che l’ex colonia perda il proprio ruolo di mercato principale e “ponte” per lo yuan.

Fonte: Asia News, 9 settembre 2011

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