Pechino “avverte” gli uighuri: pronti a uccidere chiunque protesti

Le autorità cinesi “stanno mandando un messaggio chiaro alla minoranza uighura dello Xinjiang: chi si si ribella al dominio di Pechino verrà ucciso senza tanti complimenti”. Lo dicono una serie di analisti il giorno dopo l’inquietante annuncio apparso sul sito internet del governo della provincia autonoma dello Xinjiang: nel messaggio, le autorità mostrano la fotografia di due uighuri (nella foto) uccisi a sangue freddo dopo un inseguimento e confermano che “si sarebbe potuto prenderli ancora vivi”. Lo scorso 1 agosto, la polizia cinese ha sparato a sangue freddo contro due uighuri sospettati di essere coinvolti nell’attacco che il 31 luglio ha provocato la morte di 6 persone in un bar di Kashgar. I due – Memtieli Tiliwaldi (29 anni) e Turson Hasan (34) – sono stati uccisi in un campo di granturco e lasciati lì. Il governo di Kashgar aveva messo una taglia di 100mila yuan (circa 10mila euro) per la loro cattura. Prima di quest’ultimo episodio si sono verificati fatti di sangue nella città di Hotan e nella capitale provinciale, Urumqi. L’etnia uighura – turcofona e di religione islamica – è dal 1949 sotto il tallone del governo cinese che le ha imposto una serie di estreme limitazioni religiose e culturali. Diversi gruppi rivendicano la sua indipendenza e chiede la restaurazione del Turkestan orientale, ma la maggioranza degli uighuri chiede solo una maggiore autonomia. Già nel 2009, la regione era stata teatro di violenti scontri tra gli uighuri e gli immigrati cinesi. Nella capitale Urumqi all’epoca persero la vita più di 200 persone. Oggi, a distanza di due anni, la tensione è tornata ad essere altissima. Secondo le autorità cinesi, gli uighuri avrebbero messo in atto un “attacco terroristico coordinato” contro un commissariato di polizia e gli agenti sono stati costretti a reagire con la forza. Invece, per il Congresso mondiale degli uighuri, la polizia avrebbe “picchiato a morte” 14 persone che manifestavano pacificamente e avrebbe poi freddato altre 6 persone con colpi di pistola. Ilyar Shemseddin, analista uighuro che vive negli Stati Uniti, spiega: “Per la Cina gli uighuri non sono cittadini, sono una sorta di ‘forza straniera’ da abbattere. Se per Pechino fossero veri concittadini, non verrebbero uccisi come cani per le strade: anche perché persino i manifestanti violenti sono armati al massimo di coltelli, mentre la polizia ha armi da fuoco e non ha paura di usarle”.

Fonte: Asia News, 5 agosto 2011

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