Pcc: no a riforme politiche in stile occidentale

Pechino, 8 nov. – A poche ore dall’inizio dei lavori del terzo plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, Pechino rinnova il suo no all’introduzione di riforme politiche che vadano nella direzione dei sistemi politici occidentali.

Ad affermarlo è un documento del centro di ricerca storica del PCC comparso oggi sulle pagine del Quotidiano del Popolo, il più importante giornale cinese. A coloro che “chiedono la copia indiscriminata del sistema occidentale -si legge nel documento- il partito risponde mantenendo salda la propria leadership”. Le riforme annunciate nei giorni scorsi dagli alti vertici del partito come “onnicomprensive” e “senza precedenti” non toccheranno, quindi, la sfera della politica.

Il documento comparso sul Quotidiano del Popolo usa toni duri, come già in passato era successo, per riaffermare il ruolo centrale del partito. “Da un’analisi delle forze nemiche sia in patria che all’estero -continua il documento- si può vedere la loro negazione del periodo precedente alle riforme e aperture che serve a negare i grandi risultati storici del partito”.

Il riferimento è alle violenze del decennio della Rivoluzione Culturale, tra la metà degli anni Sessanta e al metà degli anni Settanta, che ha preceduto il periodo di riforme e apertura introdotte da Deng Xiaoping tra fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Le forze ostili alla Cina, spiega il documento pubblicato dal Quotidiano del Popolo, “stanno cercando di demonizzare il nostro partito per negare la posizione di potere del Partito Comunista Cinese”.

Lo stesso presidente cinese Xi Jinping, nel suo primo anno alla guida del partito e dello Stato ha più volte sottolineato sia la necessità di riforme del sistema economico, che l’importanza dell’eredità del primo periodo del Partito Comunista Cinese guidato da Mao Zedong.

La polemica nei confronti dei sistemi politici occidentali è in corso da tempo in Cina. L’influenza di questi sistemi politici è stata al centro di un documento, noto come “numero nove”, dal numero progressivo della sua emissione nell’aprile scorso, che indicava proprio nelle democrazie occidentali uno dei pericoli per il PCC, assieme all’indipendenza della stampa dal potere politico, i “valori universali” come i diritti umani e il neo-liberalismo in economia.

Anche su quest’ultimo punto, il documento pubblicato dal Quotidiano del Popolo è chiaro, e riprende la formula del “socialismo di mercato”, introdotta negli anni Ottanta per ridefinire lo sviluppo economico del Paese. Il giudizio nei confronti dei sistemi politici occidentali ha toccato toni molto forti nel settembre scorso, quando il presidente dell’agenzia di stampa cinese Li Congjun aveva scritto in un editoriale che i media occidentali stavano conducendo una campagna per screditare la Cina, brandendo, scriveva, “le lance dell’occidentalizzazione, della separazione e della rivoluzione colorata”.

di Eugenio Buzzetti, AgiChina24, 8 novembre 2013

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