Parigi val bene un Budda è boom di nuovi fedeli

Nel paese di Voltaire, dove un cittadino su tre si dichiara ateo, avanza una religione «che religione non è», come ama ripetere il Dalai Lama. I francesi che si sentono «vicini» o «simpatizzano» per gli antichi insegnamenti del dharma sono quasi cinque milioni secondo un sondaggio pubblicato dal Figaro che ieri titolava: “Il buddismo è diventato francese”. Dopo quella cattolica e musulmana, la fede buddista è diventata la terza religione con oltre 600mila praticanti e 250 scuole e monasteri. «Un movimento sempre più dinamico» spiega lo storico Frédéric Lenoir, che ha condotto uno studio sociologico per capire il profilo tipo di chi si “converte” all’ antica filosofia orientale: molti dei nuovi adepti vengono dalle professioni mediche e scientifiche, «confermando che il buddismo è anche una pratica per il benessere psicofisico» dice Lenoir. Un’ altra caratteristica è l’ età. «Non ci si avvicina al buddismo da giovani. Piuttosto con la maturità e dopo aver provato una grande sofferenza o essere entrati in contatto con un evento doloroso». Senza il Dalai Lama, le predicazioni di Siddharta probabilmente non avrebbero conosciuto lo stesso successo in Occidente. “Oceano di Saggezza”, come viene chiamato dai tibetani, è una figura carismatica, “icona pop” e terzo leader più popolare al mondo dopo Barack Obama e Angela Merkel.A livello religioso, rappresenta soltanto una delle tante scuole e correnti di questa fede. Il leader tibetano arriverà oggi a Parigi per ricevere la cittadinanza d’ onore dal sindaco Bertrand Delanoë con la solita coda di polemiche. La Cina ha comunicato la sua “ferma opposizione” a questa onorificenza e non è previsto nessuno incontro con rappresentanti del governo. In Francia, uno dei portavoce del buddismo più famoso è Matthieu Ricard, definito “uomo più felice del mondo”, dopo test neurologici effettuati da un’ università americana. Con i suoi libri, venduti in tutto il mondo, accredita l’ idea che tutti possano raggiungere la pace dei sensi grazie all’ arte della meditazione. Eppure, il Dalai Lama tende a scoraggiare il proselitismo. «Non si può cambiare religione come si cambia una pettinatura – dice il premio Nobel per la pace – E’ meglio che ognuno segua la propria fede tradizionale. Conosco degli occidentali che hanno abbracciato il buddismo e adesso hanno una gran confusione in testa, peggio di prima». Il buddismo piace anche perché è più pragmatico che dogmatico, con rituali molto flessibili. “Sei sicuro di non essere buddista?” domanda il lama Norbu Khyentse, in un libro appena pubblicato da Feltrinelli. Molti di noi, è la tesi, possono applicare inconsapevolmente i quattro “sigilli” della verità buddista. «La Francia è un caso a parte» commenta Claudio Cardelli, presidente dell’ associazione Italia-Tibet. Nel nostro paese la fase di espansione del buddismo sembra essersi fermata dopo il boom degli anni Novanta. L’ Unione buddisti conta 60mila adepti anche se i frequentatori saltuari di lezioni, ritiri, workshop sono molti di più e ogni volta che il Dalai Lama viene richiama le folle. Due anni fa, le sue lezioni sulla “Via della Pace” avevano riempito il Palasharp di Milano. Il nostro paese ha invece una lunga tradizione di orientalisticae di studio del buddismo. Il grande studioso ed esploratore, Giuseppe Tucci, diceva spesso: “Diffido di queste mode di guru del giorno d’ oggi, diffido e se qualcuno viene da me a chiedere consiglio, io gli dico che è inutile il pellegrinaggio in India, che tanto vale andare nei nostri luoghi di ascetismo, sul monte La Verna di San Francesco, dai trappisti”. Nell’ Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, vicino Pisa, il primo che ha aperto in Italia nel 1977, i visitatori continuano ad essere centinaia ogni mese. «Abbiamo sempre tutte le stanze piene e molti dei nostri incontri sono già tutti esauriti» dice il monaco Raffaele Longo. L’ unico problema riguarda il gompa. La sala meditazione del centro è stata completamente distrutta da un incendio il 27 dicembre scorso. Ma nel centro le tante attività, riunioni, e preghiere procedono comunque. «Vogliamo costruire un gompa ancora più bello e per questo stiamo raccogliendo fondi» racconta Longo che sta ricevendo aiuti anche dall’ estero. Si sono fatte avanti personalità come il cantante Franco Battiato o lo scrittore Alejandro Jodorowsky. Uno dei maestri dell’ istituto, il lama Zopa Rinpoche, ha scritto un messaggio sul significato dell’ incidente. «Penso che ciò che è successo all’ Istituto è un segno d’ auspicio, è il segno che avete superato tutti i problemi con questo fuoco rovente». Alcuni oggetti si sono miracolosamente salvati: statuine di Budda e testi sacri. I monaci del centro li hanno ritrovati tra le ceneri, intatti.

ANAIS GINORI, La Repubblica, 6 giugno 2009

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