Palau accoglierà 17 detenuti uiguri: In Cina rischiavano la pena capitale

L’arcipelago di Palau, nell’Oceano Pacifico, ha accettato di ospitare sul suo territorio 17 prigionieri di Guantanamo. Si tratta di appartenenti alla minoranza musulmana cinese degli Uiguri per i quali il tribunale federale americano aveva ordinato il rilascio. Rimandarli in Cina era impossibile perché rischierebbero di essere arrestati o anche condannati a morte.
Il presidente di Palau, Johnson Toribiong, si è detto «fiero e onorato» d’impegnarsi in questo «gesto umanitario», sottolineando comunque che l’ospitalità concessa agli uiguri è temporanea e soggetta «a periodiche revisioni».
Un tempo controllato dagli Stati Uniti, l’arcipelago è indipendente dal 1994. Dedito principalmente al turismo, dipende finanziariamente da Washington, che ne garantisce anche la difesa. Palau non ha rapporti diplomatici con la Cina, perchè riconosce Taiwan. Il gesto di questa piccola nazione di 20mila abitanti, situata 800 chilometri a est delle Filippine, risolve un grosso problema per l’amministrazione di Barack Obama impegnata nello sforzo di chiudere entro un anno il campo di prigionia di Guantanamo. Il tribunale federale aveva stabilito che gli uiguri non erano «prigionieri combattenti» nè pericolosi, ma un centinaio di paesi contattati aveva rifiutato di ospitarli e diversi membri del congresso americano si opponevano al loro rilascio negli StatiUniti.

Intanto, il primo detenuto del carcere di Guantanamo ad essere trasferito negli Stati Uniti, il tanzaniano Ahmed Khalfan Ghailani, si è dichiarato non colpevole di terrorismo davanti a un giudice federale di New York. Ghaliani, detenuto a Guantanamo dal 2006, è accusato di essere coinvolto nella pianificazione e nell’esecuzione degli attentati del 7 agosto del 1998 contro le ambasciate americane di Tanzania e Kenya nei quali morirono 224 persone.
Nei confronti del prigioniero sono stati presentati ben 286 capi d’accusa, tra i quali quello di aver fatto da guardia del corpo a Osama Bin Laden e ad altri membri di al-Qaida. Il caso Ghaliani è particolarmente importante perché rappresenta un test per l’amministrazione del presidente Usa Barack Obama circa la possibilità di trattare alcuni dei detenuti di Guantanamo davanti alla giustizia ordinaria. All’udienza del 2007 a svoltasi a Guantanamo per valutare la sua posizione di «combattente nemico», Ghaliani confessò di aver collaborato a procurare parte del materiale poi utilizzato per mettere a segno l’attentato contro l’ambasciata in Tanzania, ma disse di non sapere che servisse per colpire la sede diplomatica Usa.

Il Sole 24ore: 10 giugno 2009

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