Operaia morta in azienda: indagato il titolare cinese

Prato, il sostituto Sottosanti ha iscritto l’uomo nel registro degli indagati anche per omicidio colposo L’ipotesi di reato decadrà se l’autopsia confermerà la morte per cause naturali.

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Una pattuglia di carabinieri davanti al capannone di Comeana

PRATO. Indagato il titolare della ditta cinese con sede a Comeana all’interno della quale, la mattina di lunedì 6 marzo, è stato trovato il cadavere di una donna di 50 anni, deceduta da diverse ore. Il sostituto procuratore Francesco Sottosanti titolare dell’inchiesta le cui indagini sono svolte dai carabinieri, ha iscritto nel registro degli indagati l’uomo per sfruttamento della mano d’opera clandestina (la donna era senza permesso di soggiorno), per violazioni edilizie e per omicidio colposo. Un titolo di reato, quest’ultimo, che verosimilmente potrebbe decadere se verrà confermata l’ipotesi di malore. Il magistrato ha comunque ordinato l’autopsia che verrà svolta nelle prossime ore.

Secondo gli accertamenti fin qui compiti, sul copro della donna non sono stati trovati segni che possano far pensare a una morte avvenuta in conseguenze al tipo di lavoro che svolgeva nè, tanto meno, per cause violente. Quindi, fermo restando che sarà l’esame necroscopico a dire l’ultima parola, l’ipotesi più accreditata resta quella della morte per cause naturali.

La donna, vedova, figli in Cina, che lavorava e viveva all’interno del maglificio di via Guido Rossa, si sarebbe recata in bagno – questa è la ricostruzione – durante la notte tra domenica 5 e lunedì 6 marzo e si sarebbe chiusa dentro. Lì, per cause in via di accertamento, sarebbe deceduta, finendo sul pavimento a faccia in giù. Il corpo è stato trovato da un connazionale verso le dieci del mattino successivo: ha provato ad aprire la porta del bagno, non ci è riuscito quindi ha fatto forza spalancandola, scoprendo il cadavere e dando quindi l’allarme.

Sul posto, oltre alle pattuglie degli investigatori, sono giunte le ambulanze della Misericordia di Poggio a Caiano ma l’equipe medica non ha potuto che constatare il decesso. Immediatamente sono stati sentiti i pochi colleghi di lavoro presenti in aziende – sei o sette persone per altro tutti in regola con il permesso di soggiorno – che hanno spiegato di aver visto l’operaia domenica sera e che sembrava fosse in buone condizioni.

Gli investigatori – è intervenuto personale dell’Asl e due baschi verde della Guardia di finanza che si sono fermati dopo aver visto le ambulanze davati all’ingresso del capannone – hanno riscontrato molte irregolarità edilizie all’interno dell’azienda: gli operai (sono state contante una trentina di postazioni di lavoro) vivevano al primo piano, in una sorta di dormitorio con bagni risultato del tutto abusivo. L’area di lavoro era invece al piano terreno. L’intero immobile è stato sequestrato.

Il Tirreno ediz. Prato, 7 marzo 2017

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