Operaia cinese fa causa agli imprenditori connazionali

La dipendente cinese Chen Mei Xi, 29 anni con un marito e un figlio di 5 anni che l’aspettano in Cina, si è rivolta alla Cgil in seguito al licenziamento da parte della ditta Touch’n Tuoch presso cui lavorava. Le ragioni del licenziamento sono da ricondursi alla volontà della dipendente di tornare in Cina, per una visita alla famiglia e per problemi di salute. Questa è la prima vertenza sindacale intentata da un operaio cinese a Prato, che potrebbe fare emergere le condizioni di illegalità e di sfruttamento in cui riversano i dipendenti asiatici.
In Italia è la prima volta che una dipendente cinese ha denunciato al sindacato di essere stata licenziata dai titolari della ditta gestita da connazionali. Chen Mei Xi, con permesso di soggiorno regolare, è stata liquidata il 12 gennaio scorso dalla «Touch ’n Tuoch», ditta di confezioni tessili situata all’interno del Macrolotto di Prato, cuore del “pronto-moda”. La donna si è presentata alla Cgil di Prato, portando tutto il materiale relativo al suo rapporto di lavoro. Dalle dichiarazioni si apprende che era stata messa in regola solo il 29 luglio scorso, con un salario era di 500 euro in busta e il resto al nero, fino a un massimo di 900 euro. La «Touch ’n Tuoch» avrebbe interrotto il rapporto di lavoro perché la dipendente aveva annunciato di dover tornare in Cina (per un mese) per sottoporsi a cure mediche. La donna chiedeva il reintegro nel suo posto di lavoro e la differenza economica tra i salari part-time e il tempo effettivamente lavorato. I titolari della ditta avrebbero invece offerto 1500 euro come buona uscita. Domani Chen ricorrerà all’ispettorato del lavoro.
L’importanza della vertenza ed il lavoro cinese in Italia
A Prato c’è la più grande concentrazione di cinesi in Europa (alcuni di loro legali ed altri irregolari), 3.400 sono le imprese per le quali lavorano giorno e notte., per un totale di due miliardi di giro d’affari. Questa di Chen Mei Xi sarebbe la prima vertenza sindacale intentata da un operaio cinese a Prato; una svolta storica che denuncia le condizioni disumane di illegalità e di sfruttamento disumano in cui i migranti cinesi sono costretti a lavorare.
L’impatto dell’imprenditoria cinese sull’economia italiana
Secondo i dati relativi ad i primi mesi del 2010 redatti da Infocamere, società informatica delle Camere di commercio, in Italia, le aziende con titolare straniero sono salite a quota 262.934, con un +4,5% rispetto alla fine del 2009 (251.562). Gli imprenditori stranieri rappresentano il 7,8% del totale (3.373.513), il settore principale di attività è il commercio e il 18,4% è concentrato in Lombardia. Aumentano dunque le imprese individuali guidate da cittadini extracomunitari, soprattutto marocchini (con 49.958; +4% iscritti) e cinesi (in totale 36.788; +6,3%). In particolar modo, il capitale cinese in Italia si muove sia sul piano delle micro-imprese sia sul grosso capitale.

Fonte: ami, 23 gennaio 2010

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