Operai migranti cinesi, mutilati in nome della crescita economica

Il Congresso comunista che si è appena concluso ha rilanciato magnifici slogan a favore della forza lavoro della Cina, che secondo la leadership è il “vero eroe” del miracolo economico nazionale. Eppure la situazione dei migranti interni, un esercito silenzioso che in tutta la nazione conta fra i 250 e i 300 milioni di lavoratori, è drammatica. Fra incidenti sul lavoro, mutilazioni e discriminazioni sociali questi operai pagano per tutti. Uno dei casi più drammatici degli ultimi tempi, riportato dal South China Morning Post, è quello di Ou Changqun: operaia presso un’industria metallurgica pesante, due anni fa è rimasta coinvolta in un incidente che le ha portato via il braccio. Dopo 7 operazioni le è rimasto un moncherino e il conto ospedaliero da pagare: “Subito dopo l’incidente sono entrata in coma e sono rimasta in questo stato per 3 giorni. Non avevo un contratto regolare, quindi le mie spese non erano pagate dall’azienda”. Il suo datore di lavoro arriva persino a sospenderle il pagamento dei primi interventi di emergenza: “Sono stata costretta a presentare la mia petizione per un anno al governo locale, prima di ottenere giustizia”. Lavorava 6 giorni a settimana, 9 ore al giorno per 4 anni guadagnando 2mila yuan al mese (circa 190 euro). Ma il costo delle sue operazioni è arrivato a 120mila yuan, pagati dal suo datore di lavoro soltanto dopo 1 anno e mezzo di continue battaglie legali. Ora non sa cosa succederà, dato che con un braccio solo non può lavorare. He Xiaobo è un sindacalista che ha perso 3 dita della mano in un incidente industriale avvenuto a Foshan nel 2006: “La storia di Ou è tipica di milioni di lavoratori migranti che sono rimasti disabili lavorando nelle città del Guangdong negli ultimi 30 anni. Dongguan e Foshan sono le città con la maggiore incidenza di casi seri, e per questo hanno enormi dipartimenti di chirurgia specializzati nella chirurgia delle mani e delle meccaniche del braccio. Ogni anno si verificano nella sola Foshan almeno 50mila incidenti violenti, il triplo della stima del governo”. Liu Kaiming, direttore dell’Istituto per l’osservazione contemporanea di Shenzhen, ha compiuto delle ricerche sul campo secondo le quali almeno 60mila lavoratori migranti – su un totale di 30 milioni presenti nella provincia – rimangono ogni anno disabili sul lavoro: “Il numero relativo a Shenzhen si aggira intorno ai 12mila casi ogni anno, cui vanno aggiunti quelli delle altre città industriali. Persino i migliori sindacalisti, secondo me, sottostimano la situazione del Guangdong”. Per il ministero delle Risorse umane e della sicurezza sociale, in Cina vivono al momento 8,2 milioni di disabili a seguito di incidenti sul lavoro. I dati ufficiali dimostrano che la maggior parte di loro vive nella provincia meridionale, che lo scorso anno ha fornito 2,9 milioni di sussidi medici e pensionistici. Nel 2009, sempre secondo il governo, sono stati 175.602 i migranti feriti: si tratta del 18 % del totale nazionale. Secondo i sindacalisti di Hong Kong, però, questi numeri non sono corretti perché includono soltanto coloro che hanno raggiunto un accordo di qualche tipo con il datore di lavoro per un risarcimento dopo essere stati feriti. Chris Chan King-chi, sociologo dell’Università municipale di Hong Kong, spiega che nelle “fabbriche nere” – cioè quelle non registrate, illegali o troppo piccole per essere considerate dal governo – gli incidenti non vengono denunciati. I numeri relativi agli ospedali confermano questo terribile andamento. Yu Wenxue, direttore dell’ospedale privato Nanhai di Foshan, spiega che riceve ogni giorno fra i 100 e i 200 lavoratori che presentano ferite riportate nelle catene di montaggio. Tutti i letti disponibili sono prenotati per l’intero anno: “Il 99 % dei nostri pazienti sono migranti”. L’ospedale chirurgico Shunde Heping, in 7 anni, ha portato i propri letti da 30 a 660; nel 2004 hanno operato 3mila persone alle dita o alle mani, e il numero cresce da allora del 25 % ogni anno. Il costo delle operazioni, però, rischia di allontanare molti migranti dalla possibilità di tornare a una vita normale. Per riattaccare un dito servono dai 20 ai 30mila yuan, mentre per casi più impegnativi e che richiedono diversi interventi il costo arriva a 150mila yuan. La maggior parte dei lavoratori migranti guadagna al massimo 1800 yuan al mese, incluse diverse ore di straordinario ogni giorno; inoltre, la maggior parte dei datori di lavoro rifiuta di fornire i risarcimenti per gli infortuni. Zhou Litai, avvocato, combatte per i diritti dei migranti dalla metà degli anni ’90 e ha condotto più di 3mila azioni legali contro le ditte che rifiutavano di pagare quanto dovuto: “Oltre 10mila migranti perdono ogni anno le dita o la mano nei soli distretti di Baoan e Longgang, nei pressi di Shenzhen. Alla fine degli anni ’90 la legge imponeva ai datori di lavoro di pagare solo 33mila yuan come risarcimento”. Da allora il prezzo è salito fino a 500mila yuan per i casi più gravi, ma gli operai devono aspettare una media di 1.074 giorni prima di ottenere il dovuto.

Fonte: Asia News, 21 novembre 2012

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