ONU: Le percosse nelle carceri nordcoreane potrebbero essere una forma di tortura. “Eravamo dei sacchi da Boxe”

Le denunce di lavoro forzato e severe punizioni per i detenuti si aggiungono alla crescente evidenza di abusi che sono peggiorati durante la pandemia.

 

 

I nordcoreani in un murale a Wonsan che celebra il Songun, la politica “militare al primo posto” che assegna risorse alle forze armate. Gli ex prigionieri denunciano la morte per malnutrizione dopo essere stati nutriti solo con manciate di mais ogni giorno. Fotografia: Wong Maye-E/AP

I detenuti in Corea del Nord sono costretti a lavori manuali estenuanti e picchiati così duramente che potrebbe essere una forma di tortura, ha affermato l’ONU, avvertendo che il Covid-19 ha enormemente aumentato le preoccupazioni sui diritti umani nel paese notoriamente oppressivo.

In un rapporto che sarà presentato all’assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha affermato che i nuovi resoconti forniti all’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) si sono aggiunti a “una raccolta  crescente di informazioni che confermano modelli coerenti di violazioni dei diritti umani ”.

Tra questi c’era una donna che ha detto di essere stata colpita così forte con la legna da ardere che “la pelle del mio viso si è squarciata, il mio mento si è lussato e ho perso quattro dei miei denti “. Un altro ha affermato che come lei e i suoi compagni detenuti sono stati costretti a lavori agricoli: “Ho trascinato il carro normalmente le mucche trainano”.

A febbraio l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha affermato che la tortura e il lavoro forzato erano all’ordine del giorno nei centri di detenzione della Corea del Nord e costituivano possibili crimini contro l’umanità.

Il nuovo rapporto, che include i resoconti dal 2010 al 2019, si concentra nuovamente sull’uso “sistematico e diffuso” di percosse e altre pene sproporzionatamente dure inflitte ai detenuti, nonché sul lavoro forzato.

Un’ex detenuta ha detto di essere stata picchiata con un bastone, con una sedia e una cintura di pelle da agenti del ministero della sicurezza, aggiungendo: “Ad alcuni detenuti è stato chiesto di mettere la testa sulle sbarre  della cella e le guardie infierivano brutalmente con una mazza … per loro eravamo proprio come dei sacchi da boxe”.

“La gravità delle percosse descritte può costituire tortura, che è vietata senza eccezioni dal diritto internazionale”, osserva il rapporto.

I maltrattamenti documentati “possono anche costituire tortura o altre forme di trattamento crudele, inumano o degradante”, ha aggiunto, comprese forme severe di punizione fisica per infrazioni minori.

Una persona riferisce che, dopo che un detenuto è stato scoperto mentre russava di notte, a tutti i  12 i compagni di cella è stato ordinato di eseguire 1.000 esercizi di squat. “Sono  giovane, me la sono cavata bene, ma quelli più anziani sono svenuti sul posto”.

È stato anche dettagliato l’uso delle posizioni di stress: “Nella posizione fissa, dovevi essere in ginocchio con il resto del corpo sollevato da terra, con le mani tese in avanti; dovevi stare così per ore. Se ti muovevi, ti facevano allungare le mani e le colpivano con un bastone».

Con le restrizioni della pandemia che hanno tagliato la “ancora di salvezza” delle forniture umanitarie essenziali, le Nazioni Unite hanno affermato di temere anche che la situazione alimentare per i detenuti – e per l’intera popolazione – sia peggiorata. Il Paese ha visto un forte calo del commercio con la Cina durante la pandemia, che, insieme a una serie di disastri naturali e all’impatto delle sanzioni internazionali, ha innescato una crisi economica.

I resoconti forniti all’OHCHR indicavano che il cibo ricevuto era inadeguato e di scarsa qualità. Due fuggitivi hanno dichiarato separatamente di essere venuti a conoscenza di morti a causa della malnutrizione. “Siamo stati nutriti solo con farina di mais, circa 100 grammi tre volte al giorno”.

Molti resoconti sono incentrati sulla continua dipendenza della Corea del Nord dal lavoro forzato, anche da parte di soldati arruolati, membri della popolazione generale e bambini. I detenuti hanno descritto il loro lavoro all’OHCHR, che spazia dalla produzione di ciglia artificiali al duro lavoro manuale come l’agricoltura, il disboscamento e l’edilizia.

Coloro che erano fuggiti dicevano che se non raggiungevano le loro quote venivano puniti con percosse, tagli alle loro già scarse razioni di cibo e periodi di isolamento.

Un lavoratore ha descritto come “due o tre guardie ti sorvegliano mentre sono armate di pistole automatiche”.

La maggior parte delle testimonianze provengono da ex detenuti delle carceri nordcoreane, dai centri di detenzione preventiva o dai campi di lavoro. Il rapporto afferma  che i fuggitivi hanno parlato di conoscenti che erano stati traferiti in campi di prigionia politici per “slealtà”, come il tentativo di andare in Corea del Sud, per attività religiosa o per critiche allo stato.

La Corea del Nord nega l’esistenza dei campi, ma l’ONU ha osservato: “La minaccia di essere mandati in un campo di prigionia politico ( kwanliso ) pervade tutti gli aspetti della vita civile e politica”.

L’OHCHR ha affermato che recenti resoconti indicano che le repressioni sono state intensificate contro chiunque sia stato scoperto a far visita sui media stranieri, in particolare film, drammi televisivi e musica dalla Corea del Sud.

Secondo il rapporto: “Sebbene i cellulari stiano diventando sempre più diffusi, l’uso di questi telefoni per chiamare all’estero è monitorato e in caso di violazioni sono inflitte dure condanne alle persone arrestate, come la reclusione fino a due anni in una kyohwaso [prigione]”.

A luglio, i giovani nordcoreani sono stati avvertiti dal giornale ufficiale del partito al governo di aderire alla lingua standard “superiore” del Paese – il dialetto di Pyongyang – e seguire gli “stili di vita tradizionali” come parte degli sforzi del regime di Kim Jong-un per eliminare le influenze culturali della Corea del Sud .

L’OHCHR ha affermato di aver invitato il governo nordcoreano a contribuire al rapporto ma che al momento della stesura non è stata ricevuta alcuna risposta.

Traduzione di Arcipelago laogai: in memoria di Harry Wu

Fonte: The Guardian,27/08/2021

Articolo in inglese:

‘We were punch bags’: North Korean prison beatings may be form of torture, says UN 

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