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Onu e Usa nel mirino degli hacker «L’attacco è partito dalla Cina»

L’origine di oltre 70 attacchi compiuti dagli hacker contro siti di governi, dell’Onu e di corporation è da cercarsi con grande probabilità in Cina. È quanto denuncia il rapporto pubblicato da McAfee, una ditta che si occupa di sicurezza su Internet che ha analizzato le intrusioni che si sono registrate in questi ultimi mesi.Tra i target di questi attacchi il Comitato internazionale olimpico, il segretariato delle Nazioni Unite, un laboratorio del dipartimento Usa dell’Energia, diverse corporation americane nel settore della Difesa ma anche gli uffici di Hong Kong e di New York dell’agenzia di stampa americana Associated Press. In realtà il rapporto di McAfee non parla direttamente della Cina, limitandosi a sottolineare che all’origine dell’Operation Shady Rat, come ha soprannominato l’operazione dall’acronomio del ‘remote access tool’, vi è la stessa entità che ha usato centinaia di diversi server.Ma esperti di cybersecurity ritengono che “il più probabile candidato sia la Cina”, come ha detto James Lewis, del Center for Strategic and International Studies, spiegando che la stessa lista dei target, in cui figurano molti siti di Taiwan, “indica la Cina. Non è la prima volta che vediamo una cosa del genere, questo arriva dalla Cina almeno sin dal 1998”, ha aggiunto. Secondo il rapporto McAfee, l’obiettivo delle intrusioni – che hanno colpito 72 obiettivi, 49 dei quali negli Stati Uniti – era quello di acquisire dati riservati sul sistema militare americano, ma anche informazioni sulla comunicazione tramite satelliti e riguardo compagnie elettriche e impegnate nel settore del gas. Intrusioni che “non hanno precedenti nella storia”, ha detto Dmitri Alperovitch, vice presidente di McAfee che non ha indicato i nomi delle compagnie private prese di mira. Pochi anche i commenti da parte delle istituzioni che risultano essere state vittime degli hacker, addirittura dal Comitato Olimpico internazionale si dice che non si sapeva delle intrusioni, mentre un portavoce dell’Onu ha detto che i tecnici che hanno fatto un primo controllo non hanno visto prove di furto di informazioni. Nessun commento, invece, arriva dal dipartimento per l’Energia.

Fonte: Avvenire, 3 agosto 2011