Oltre 25mila in marcia ad Hong Kong per un’inchiesta sulla morte di Li Wangyang

Decine di migliaia di persone hanno marciato verso gli uffici del governo cinese a Hong Kong per esigere un’inchiesta sulla morte sospetta di Li Wangyang, dissidente pro-democrazia dei tempi di Tiananmen, trovato impiccato in una stanza di ospedale a Shaoyang (Hunan). Pur essendoci molte discussioni in Cina e all’estero sulla sua morte, il 9 giugno le autorità  hanno cremato il cadavere, dicendo di averlo fatto “con il consenso” della famiglia Li. Oltre 30 organizzazioni erano presenti alla protesta: sindacati, associazioni femminili, cattolici, protestanti, studenti e gruppi politici. Secondo gli organizzatori almeno 25mila hanno preso parte alla marcia dal distretto di Central, fino all’ufficio del Liaison Office del governo di Pechino, nel Western district. La polizia afferma invece che i partecipanti erano solo 5400. I dimostranti, quasi tutti vestiti a lutto, hanno espresso doloro per la scomparsa di Li e chiesto giustizia per la sua morte. Essi hanno anche gridato per il rilascio di tutti i dissidenti politici e perché si fermi la repressione contro il movimento democratico in Cina, rivalutando pure il movimento del 4 giugno 1989. Molti dei presenti hanno portato fiori e incenso da bruciare per Li. Nel caldo del giorno – almeno 32 gradi – la marcia si è aperta con una grande foto di Li Wangyang e uno striscione con sopra scritto il carattere cinese “dian” (che significa “liberazione”), che i cinesi usano tradizionalmente per i funerali. Li, 62 anni, ha passato 21 anni in prigione, in seguito alla repressione contro il movimento di Tiananmen. Nei giorni prima del massacro, era giunto a Pechino da Shaoyang (Hunan) come rappresentante sindacale. Rilasciato nel 2011, egli aveva perso la vista e l’udito e acquisito alcune disabilità a causa delle torture subite in prigione. All’inizio di giugno, per commemorare i 23 anni dal massacro del 4 giugno, Li è stato intervistato da un giornale di Hong Kong. Nel dialogo, Li afferma che egli sperava di vedere una Cina democratica e la fine del partito unico; che non rimpiangeva di aver preso parte al movimento democratico. “Anche se mi tagliano la testa – aveva detto – non rimpiango nulla”. Il 6 giugno Li è stato trovato morto e il governo locale ha dichiarato che egli ha commesso suicidio mentre era in ospedale. Pur con tutti i dubbi sulla sua morte, il suo corpo è stato rimosso e cremato in fretta il 9 giugno. Le autorità cinesi  affermano di avere avuto il consenso della famiglia, ma per ora non è possibile raggiungere la famiglia Li per una conferma. Un amico di Li, che è sotto stretta sorveglianza della polizia, ha telefonato ai media dicendo che i familiari di Li hanno acconsentito alla cremazione sotto l’enorme pressione delle autorità. I dimostranti di Hong Kong domandano che vi sia un’inchiesta per fare emergere la verità sulla morte di Li e fare giustizia a Li e alla sua famiglia. Ip Kwok-him, parlamentare di Hong Kong pro-Pechino, membro dell’Assemblea nazionale del popolo (Anp), con un viraggio a 180 grandi, ha preso la decisione di scrivere al presidente dell’Anp, Wu Bangguo, per domandare un’inchiesta sul caso Li. In precedenza aveva detto che non avrebbe fatto nulla. Fra i presenti alla marcia, Wong, di professione autista, ha spiegato il motivo della sua partecipazione: egli aveva “grande rispetto per Li, per la sua grande volontà a portare la democrazia in Cina, e per le sofferenze da lui subite in prigione per decenni. Un’inchiesta sulla sua morte è necessaria per fare giustizia a lui e alla sua famiglia. Ventitré anni fa ho visto alla televisione il crescere del movimento democratico di Tiananmen e la violenza in cui è stato soffocato. Ciò è vero allora e adesso. Dobbiamo avere il coraggio di gridare per la giustizia a lui e alla sua famiglia”. Prima della marcia, un gruppo di 100 cattolici si è radunato per un momento di preghiera per Li e la sua famiglia e per tutti i dissidenti in Cina.

Fonte: Asia News, 11 giugno 2012

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