Oltre 100 Premi Nobel chiedono libertà per Liu Xiaobo e sua moglie Liu Xia

Più di 100 Premi Nobel chiedono alla nuova leadership della Cina di liberare dalla prigione lo scrittore Liu Xiaobo, Premio Nobel per la pace, e sua moglie Liu Xia dagli arresti domiciliari. L’appello è una lettera aperta rivolta a Xi Jinping, che diverrà presidente nel marzo prossimo ed è firmata da 134 Premi Nobel per la letteratura, la chimica, la fisica, la medicina, la letteratura e la pace. Liu Xiaobo, Premio Nobel per la pace 2010 è stato condannato a 11 anni di prigione per “incitamento alla sovversione contro lo Stato”, dopo aver aiutato alla stesura della Carta 08 e aver pubblicato sul web alcuni articoli sulla democrazia. Sua moglie è obbligata agli arresti domiciliari senza alcuna condanna e spesso privata del diritto di visitare suo marito. “Nessun governo – dice la lettera – può restringere la libertà di pensiero e di associazione senza avere un effetto negativo su… importanti innovazioni umane”. “La caratteristica specifica che ha portato al nostro riconoscimento come Premi Nobel nelle diverse discipline è proprio quella di aver scelto il potere della nostra libertà intellettuale e l’ispirazione creativa per fare la nostra parte nel progresso della condizione umana”. La lettera è parte di una campagna internazionale per la liberazione di Liu Xiaobo e Liu Xia, guidata dall’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu e dal Premio Nobel per la medicina Sir Richard Roberts. Fra i firmatari della lettera vi sono anche il Dalai Lama, Mario Vargas Llosa e Toni Morrison. In una dichiarazione pubblicata insieme alla lettera,  Tutu spiega che “Il nostro sforzo non è quello di imbarazzare la Cina, ma piuttosto di implorare il governo a prendere un diverso approccio che potrebbe aiutare la Cina a sviluppare nel modo migliore tutto il suo popolo”. Sir Richard Roberts aggiunge: “Liberando Liu Xiaobo e Liu Xia, la Cina può dimostrare la sua forza”. La lettera ricorda con gratitudine che anche il presidente uscente, Hu Jintao ha di recente sottolineato che in Cina occorre affrontare alcune questioni riguardo i diritti umani.  “Noi speriamo – sottolinea la lettera – che la nuova leadership passi dal solo riconoscere il problema ad afferrare l’importante opportunità si fare passi concreti verso il sostegno dei diritti umani fondamentali di tutti i cittadini cinesi”. Liu Xiaobo è uno degli spiriti più illuminati della Cina contemporanea. Quando è stato nominato per il Nobel, Liu era già in prigione da due anni (dal dicembre 2008). Alla cerimonia per ricevere il Premio, il 10 dicembre 2010, vi era una sedia vuota (v. foto). Il governo cinese aveva diffidato, dissidenti e amici della famiglia di Liu, di andare a Oslo, rifiutandosi di rilasciare i passaporti e promettendo rappresaglie economiche verso la Norvegia. Interrogato da Radio Free Asia, il dissidente Hu Jia ha detto di essere eccitato al sapere che così tante persone influenti hanno firmato la lettera. Ma ha aggiunto che forse tutto questo non sarà sufficiente a liberare Liu e sua moglie. “Il governo cinese –  fa notare – ignorerà l’appello o punterà i piedi su ogni cosa che possa costituire una minaccia alla sicurezza”. Hu, condannato anche lui a tre anni e mezzo per aver postato articoli su internet, durante il 18mo Congresso del Partito comunista, tenutosi in novembre, è stato costretto a viaggiare lontano da Pechino, mentre la sua famiglia era agli arresti domiciliari nella capitale. Nonostante ciò egli ha invitato governi, gruppi per i diritti umani, cinesi nella nazione ed espatriati a sostenere la libertà di parola e unirsi nel richiedere la libertà per Liu Xiaobo e Liu Xia.

Fonte: Asia News, 5 dicembre 2012

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