Oggi prima visita diplomatica di Aung San Suu Kyi in Cina.

Un importantissimo incontro, che costringerà Pechino a pronunciarsi su Liu Xiaobo, premio Nobel per la Pace cinese, condannato a 11 anni di prigione.

Oggi 10 giugno è una data storica per la leader dell’opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991. È il giorno della sua prima visita diplomatica in Cina.

Aung San Suu Kyi incontrerà il presidente cinese Xi Jinping, per discutere del futuro commerciale e politico dei due paesi, le cui relazioni negli ultimi tempi, non sono state molto illuminate, a causa delle continue violenze che hanno avuto luogo sulla linea di confine tra Birmania e Cina.

È proprio qui infatti che risiedono i ribelli Kokang, uno dei gruppi etnici in cui è divisa la popolazione della Birmania, che abitano al nord del paese, ai confini con laprovincia cinese dello Yunnan. Essi appartengono al ceppo cinese degli Han e sono composti perlopiù da ex membri del Partito Comunista birmano, che si è sciolto nel 1989, il cui capo è stato proprio Aung San, padre del premio Nobel. La guerra che la polizia birmana ha imbracciato contro i Kokang è un altro ‘tasto dolente’ dei rapporti tra i due paesi.

Cosa dirà Pechino in merito a Liu Xiaobo

Ma sull’ ordine del giorno dell’incontro tra Xi Jinping e ‘The Lady’ al momento non è ancora trapelato nulla. Le autorità non hanno neanche invitato i media, tanto meno quelli di stato, per dei colloqui che si profilano come ‘top secret’. Sono tante le persone che in Cina si aspettano che la leader dell’opposizione birmana faccia riferimento al vincitore del premio Nobel per la pace cinese nel 2010, Liu Xiaobo. Questi è considerato un dissidente dal governo di Pechino e nel 2009 è stato condannato ad una pena detentiva di 11 anni, per “incitamento alla sovversione del potere statale”.

La presenza di Aung San Suu Kyi sottolineerà in qualche modo l’assenza di Liu Xiaobo e Jinping dovrà fare i salti mortali per difendere la posizione di Pechino nei confronti del premio Nobel. Come si può dialogare con Aung San Suu Kyi, che ha subito praticamente lo stesso trattamento dalla giunta militare del suo paese, e continuare a tenere in prigione un uomo riconosciuto dalla comunità internazionale?

La Cina si è sempre rivelata un’ottima alleata per la Birmania, specie nel periodo delle sanzioni dei paesi occidentali contro la giunta militare. Ma sin da quando nel 2011 sono state introdotte delle riforme, il presidente Thein Sein si è alleato con gli Stati Uniti, anche se Pechino comunque continuava a sviluppare diversi progetti in Birmania.

Allo stesso tempo Aung San Suu Kyi sa che, sebbene Pechino sul piano dei diritti umani si comporti come un vero regime dittatoriale, è importante per il suo paese non perderne il sostegno, specie finanziario. Il prossimo novembre infatti, la Birmania avrà la possibilità di rivoluzionare la sua situazione politica con le elezioni presidenziali.

The Lady non potrà presentarsi, a causa di una clausola della Costituzione che impedisce a tutti coloro che hanno dei parenti stranieri di candidarsi alla presidenza del paese. Ma la Lega Nazionale per la Democrazia, il suo partito, avrà bisogno del suo aiuto e a quel punto, i rapporti con la Cina saranno cruciali.

Il Journal,10/06/2015

English version,BBC:

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