Obama: “Una cina prospera è vantaggio per tutti”

Obama prima di lasciare Tokio ha detto: “Una Cina prospera è vantaggio per tutti”. Appello alla Birmani per la liberazione di San Suu Kyi.

Una Cina forte e prospera è un vantaggio per tutti: gli Stati Uniti non intendono contenere il successo di Pechino ma piuttosto perseguire una «cooperazione pragmatica» con la Cina sui temi di reciproco interesse. Lo ha detto a Tokio, prima tappa del suo viaggio in Asia che lo porterà a Singapore e poi in Cina e in Corea del Sud, il presidente americano Barack Obama, in un discorso ad ampio raggio dove si è presentato come il «primo presidente Usa del Pacifico», ribadendo l’impegno profondo degli Stati Uniti nella regione asiatica e rassicurando il Giappone (l’inquilino della Casa Bianca ha parlato di partnership «incrollabile» tra i due Paesi).

«COOPERAZIONE PRAGMATICA» – – Obama ha detto di non voler «contenere» il successo economico della Cina perché la prosperità di Pechino può essere di beneficio a tutti. «Se coltiviamo sfere di cooperazione anziché sfere di influenza vi saranno progressi per tutte le nazioni della regione», ha detto Obama. Per questo motivo «è importante perseguire una cooperazione pragmatica con la Cina sui temi di reciproco interesse: nessuna nazione può risolvere da sola le grandi sfide del XXI secolo», ha detto. Nello stesso tempo una relazione «più profonda con la Cina non significa un indebolimento delle nostre alleanze bilaterali».

APPELLO ALLA BIRMANIA – A meno di 48 ore dal suo arrivo a Pechino per la prima visita in Cina, dove ha anticipato che parlerà di diritti umani «in uno spirito sereno» e «senza rancore», Obama ha promesso un maggiore impegno degli Stati Uniti in Asia, con un’implicita critica all’era Bush. «So che l’America negli ultimi anni non hanno mostrato molto impegno nell’attività delle organizzazioni multilaterali asiatiche», ha ammesso, «una cosa deve essere chiara: quel periodo è finito». «Quello che accade qui ha un effetto diretto sulle nostre vite negli Stati Unirti», ha osservato Obama, «è in questa regione che transita gran parte del nostro commercio e che compriamo gran parte dei nostri beni, è qui dove possiamo esportare gran parte dei nostri prodotti creando così più posti di lavoro negli Stati Uniti». Incisivo l’appello rivolto dal presidente americano alla Birmania e teso alla liberazione di Aung San Suu Kyi e gli altri prigionieri politici «senza condizioni».

Fonte: Corriere della sera.it, 14 novembre 2009

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