NUOVO REPORT SULLE VIOLAZIONI NELLO XINJIANG

La regione dello Xinjiang, rivendicata dagli uiguri come Turkestan orientale, si presenta nuovamente come teatro di crescenti e legalizzati soprusi ad opera del partito comunista cinese.

Di questo si è parlato durante “Il Congresso Mondiale degli Uiguri” attraverso il suo rapporto annuale sui diritti umani. Il report del 2014 illustra come l’iniziativa anti-terrorismo, avviata dal governo cinese nel maggio dello stesso anno, abbia portato a un rilevante aumento delle violazioni dei diritti fondamentali, tra cui detenzioni arbitrarie e uccisioni extragiudiziali, nonché un raddoppiamento degli arresti rispetto al 2013.

Il problema principale risiede nella definizione di terrorismo poiché, essendo poco chiara, lascia spazio ad azioni arbitrarie ed abusi diffusi.

Sophie Richardson, direttore cinese di Human Rights Watch, ha affermato che “La nuova legge, nella sua forma attuale, è poco più di una licenza a commettere violazioni di diritti umani e il progetto ha bisogno di essere completamente rinnovato e portato in linea con le norme giuridiche internazionali “.

La comunità internazionale si unisce all’appello attraverso la risoluzione 1456 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui si esplica che “Gli Stati devono garantire che le misure adottate per combattere il terrorismo rispettino tutti gli obblighi derivanti dal diritto internazionale, e che si dovrebbero adottare tali misure in conformità del diritto internazionale”. Tuttavia il governo cinese non ha applicato le modifiche richieste.

Il report

La relazione si apre con un focus sulle esecuzioni sommarie e prosegue con la cronologia dettagliata di ogni noto incidente del 2014 che ha visto coinvolti gli uiguri e ne ha provocato la morte. Vi sono inoltre sezioni dedicate alle sentenze di morte e agli arresti arbitrari.

L’accento è posto in particolare sul diritto allo status di rifugiato, sulla discriminazione religiosa, linguistica e culturale, sulla libertà di circolazione nel Turkestan orientale e della Cina in generale e sulla trasparenza e responsabilità giuridica degli abusi commessi dalle forze dell’ordine.

Non a caso, la Cina ha introdotto una nuova legislazione nel mese di novembre 2014 ed entrata in vigore nel gennaio 2015, che viola pesantemente le libertà religiose.

Queste leggi, infatti, vietano ai bambini minorenni di frequentare le funzioni religiose o di entrare nelle moschee per pregare, così come sancisce il divieto per i dipendenti pubblici di pregare durante l’orario di lavoro e di digiunare durante il Ramadan. Alle donne inoltre, è proibito indossare il velo.

In questo modo, la Repubblica Popolare si allontana sempre più dalla ratifica di importanti documenti come la Carta sui Diritti Civili e Politici.

Le linee guida per un futuro più umano

Il congresso non si è limitato ad elencare le violazioni fondamentali, ma ha anche fornito importanti suggerimenti per uscire dal questo quadro sconfortante.

Tra gli strumenti suggeriti troviamo: un intenso dialogo mediato con le autorità cinesi, l’aumento delle informazioni alla comunità internazionale così da poter compiere una pressione congiunta sul partito, la richiesta di maggiore trasparenza, il rilascio dei prigionieri politici e l’importanza di dichiarare le nuove leggi incostituzionali, trattandosi di una minoranza e pertanto soggetta a particolari protezioni legislative.

L’auspicio è che il rapporto sia visionato da numerose di organizzazioni internazionali al fine di far luce sulla terribile realtà che ogni giorno affligge la minoranza uigura, così come le sue simili e di aumentare le pressioni sul partito per migliorare le loro condizioni e progredire verso una convivenza che rispetti i diritti dell’essere umano

Cecilia Cotogni,LRF,04/03/2015

Report 2014 :   World Uyghur Congress,pdf

English article,UNPO:

English article,Huighur Human Rights Project:

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