Nuove restrizioni per il Twitter cinese

Una “censura a punti”, ecco come Sina Weibo, leader cinese nei servizi di microblogging, tenta di mettere a tacere la giungla di rumors e commenti ritenuti offensivi, che affolla il web d’oltre Muraglia. La nuova strategia del Twitter “in salsa di soia” funziona cosi’: ognuno dei 300 milioni di blogger registrati sulla piattaforma online verra’ provvisto di un “contratto utente” in grado di fornire un credito iniziale di 80 punti. Ad ogni post ritenuto sgradito fara’ seguito la detrazione di un tot di punti, in una proporzione non ancora resa nota nei dettagli. Quando il punteggio sarà pari a zero l’account dell’ indisciplinto utente verrà cancellato, previo avvertimento raggiunta quota 60. Ma i più diligenti verranno premiati. Se ci si comporta bene per due mesi consecutivi si potrà tornare a 80. E’ inoltre possibile accumulare crediti fino a 100 punti collegando l’account al proprio numero di cellulare, 90 inserendo i dati della propria carta di credito. L’obiettivo è quello di venire incontro ai termini governativi per la censura, particolarmente severa negli ultimi mesi marcati da una serie di scandali politici di risonanza globale. Il nuovo sistema è stato così affiancato da un codice comportamentale in base al quale i netizen dovranno tenersi alla larga da una serie di tematiche particolarmente calde. Finiranno sotto la cesoia di Pechino le critiche alla Costituzione, commenti che mettono a repentaglio l’unità nazionale, rumors e tutto ciò che rientra nella fumosa categoria dei segreti di Stato. Misure cautelari per azzittire pettegolezzi e voci di corridoio in un periodo particolarmente a rischio. Mentre si accorcia l’attesa per il diciottesimo Congresso del Partito -l’appuntamento più importante nell’agenda del Dragone durante il quale avverrà il ricambio ai vertici della macchina politica cinese- Pechino stringe la morsa su internet. Negli ultimi mesi le autorità hanno introdotto una serie di regolamenti con lo scopo di tenere a bada il popolo di Weibo, appliccando controlli più massicci. Ed è così che dallo scorso dicembre gli utenti del servizio di microblogging sono stati costretti ad effettuare la registrazione con il loro vero nome, secondo quanto ordinato dalla municipalità di Pechino. Dal 1998 un accurato sistema di cyber-censura, soprannominato la “Grande Muraglia di fuoco”, provvede a filtrare le parole, bloccando quelle sgradite al governo cinese. Nulla di insormontabile. Il bavaglio imposto dalle autorità è facilmente aggirabile attraverso l’uso di vpn e proxy, mentre il popolo del web ha saputo dare sfogo a tutta la propria creatività coniando parole in codice per smarcarsi dai divieti. Una pratica alla quale il nuovo sistema ideato da Sina vuole mettere fine. Anche l’utilizzo di giochi di assonanze e omofonie (frequentemente un carattere tabù può essere sostituito da un altro avente significato differente ma stessa pronuncia) verranno puniti con una riduzione dei punti. Tra gli ultimi “incliccabili” l’ex segretario di Chongqing Bo Xilai, rimosso da tutti i suoi incarichi per il coinvolgimento in uno scandalo dalle molte sfaccettature, e Chen Guangcheng, il dissidente sfuggito dagli arresti domiciliari e riparatosi presso l’ambasciata americana a Pechino lo scorso aprile. Commenti e illazioni riguardanti i “due Voldemort” di cui il Partito non vuol sentir parlare  finiscono inevitabilmente nelle maglie della censura. Il giro di vite sul web rispecchia il nervosismo crescente che serpeggia tra i palazzi del potere, mentre l’avanzata di internet e dei social network sino ad oggi ha offerto ai cittadini una rara opportunità per poter dare voce ai propri pensieri. Più che motivata la costernazione con la quale è stata accolta l’ultima trovata dell’operatore cinese. “Le nuove norme danno a Sina il potere di bannare qualsiasi notizia ritenuta sensibile” ha commentato un anonimo utente. “La definizione di cosa sia effettivamente ‘sensibile’ è sempre stata molto vaga e lo sta divenendo sempre di più. Naturalmente oggi la preoccupazione è maggiore date le voci scatenate dall’ultimo scandalo politico, a pochi mesi dal diciottesimo Congresso.” “Le nuove regole saranno effettive dal 28 maggio. Pertanto dovrò pubblicare le mie opinoni riguardo alla sovranità statale, all’integrità territoriale e ai vari problemi sociali prima di questa data. In futuro mi limiterò a scrivere di cose personali” è quanto si legge in un altro post. E così, imbavagliate le “chiacchiere” scomode, la compagnia che ha dato vita a Weibo spera di sfuggire alle ire di Pechino. Il fallimentare tentativo di controllare 324 milioni di utenti attraverso il sistema della registrazione obbligatoria, lo scorso mese, aveva spinto le autorità a bloccare il servizio di Sina per tre giorni. Un fuoco di paglia, secondo David Bandursky, curatore di China Media Project; i rischi per il Twitter cinese rimangono limitati. Se è vero che i microblog sono lo specchio degli umori del popolo è chiaro quanto a Pechino possa tornar comodo darci ogni tanto un’occhiata.

Alessandra Colarizi

Fonte: Dazebao news, 29 maggio 2012

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