Notizie dall’Unione Europea

Le notizie che pubblichiamo qui di seguito non sono molto incoraggianti. Ancora una volta ci confermano che la buona battaglia per la verità e per dar voce alle centinaia di milioni di persone sfruttate e vessate dentro e fuori dai laogai è una battaglia che va combattuta dalla gente, nelle piazze, su internet, nei movimenti dell’opinione pubblica: da me e da te, caro lettore, non possiamo confidare nelle Istituzioni.“Parti non tessili di origine animale” è la dicitura che dovranno riportare tutte le guarnizioni in pelle o pelliccia degli indumenti in circolazione nell’Unione Europea, col primario scopo di tutelare consumatori allergici ai materiali e alle sostanze chimiche necessarie per trattarli. Il Parlamento Europeo su questo ha raggiunto un accordo col Consiglio dei Ministri ed ha approvato un regolamento sull’etichettatura dei prodotti tessili. Il Consiglio dei Ministri, però, ha respinto la richiesta di una norma che obblighi ad indicare il paese d’origine: perché? Quale giro di affari si andrebbe a disturbare? E’ stato possibile soltanto ottenere che la Commissione Europea si impegni per uno” studio di fattibilità” in materia. Le norme , invece, che sono state approvate dovranno essere sottoscritte dai 27 paesi membri e il suddetto regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la futura pubblicazione sulla Gazzatta Ufficiale Europea. Questa normativa però sarà pienamente operativa solo dopo due anni e mezzo, per consentire a tutte le imprese di adeguarvisi. Inoltre non si applicherà ai capi prodotti artigianalmente da sarti individuali. Queste notizie ci lasciano piuttosto perplessi. Se questi sono tempi e modi di applicazione delle regole in UE, non ci sorprende affatto che produttori, commercianti e importatori senza scrupoli di merci – per esempio – provenienti dalla Cina dove non c’è rispetto per i diritti dell’uomo e dei lavoratori, né tantomeno per gli animali da pelliccia abbiano vita tanto facile. Un’altra notizia che giunge dalle sedi istituzionali dell’UE ci interessa: il Parlamento, nell’approvare un regolamento per l’applicazione di tariffe agevolate per il Pakistan, visto lo stato di bisogno in cui versa il paese asiatico recentemente colpito anche da ingenti disastri naturali, ha subordinato l’applicazione delle stesse al rispetto dei diritti umani nel paese. Secondo l’emendamento approvato, nel caso il Pakistan adottasse misure lesive dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori, della parità tra uomo e donna o della libertà religiosa o se il Paese offrisse a organizzazioni terroristiche qualsia­si tipo di sostegno, la Commissione dovrebbe immediatamente ritirare il regolamento.

Va bene per il Pakistan. E per la Cina?

FRP

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