“Noi non siamo barbari, siamo solo esseri umani calpestati e oppressi”

Alcuni giorni fa il Grande Firewall della censura governativa cinese è andato in “crack” e per una settimana circa molti internauti hanno avuto accesso a siti normalmente bloccati come You Tube, Twitter e Facebook

La notizia  è stata diffusa, tra gli altri, dall’ agenzia Reuters e dall’agenzia di stampa AFP. I visitatori del nostro sito ricordano senz’altro che il regime di Pechino ha organizzato un vero esercito di cyber-poliziotti che, con la tecnologia Cisco, impedisce ai 500 milioni di internauti cinesi l’accesso a molti siti occidentali: la navigazione è fortemente limitata e rallentata e il digitare nei motori di ricerca o nell’URL del sito alcune parole “sensibili” – da “democrazia” a “Tibet”, da “gelsomini” a “libertà” –  causa il reindirizzamento in altri siti o il blocco del pc dell’utente. Nei pochi giorni di incredibile e insperata libertà, i cittadini cinesi hanno potuto usare anche il social network di Google, Google+,  sul quale hanno scritto centinaia di post al Presidente Obama chiedendo aiuto e libertà, sia in cinese che in inglese. Eccone un esempio: “Caro presidente Obama, mi dispiace di invadere il suo spazio con questo post che potrebbe essere irrilevante. Oso farlo perché ho fiducia nel rispetto dei diritti umani che c’è nel suo Paese: imploro il suo Governo affinché chieda la liberazione dell’avvocato cieco Chen Guangcheng, nelle opportune sedi internazionali. Grazie!” Post analoghi sono stati scritti per chiedere libertà per Liu Xiaobo e altri dissidenti. Qualcuno è arrivato a chiedergli: “Vieni a liberare la Cina!” Immediatamente c’è stato chi ha voluto mettere in dubbio l’autenticità dei suddetti messaggi, poiché non c’è modo di dimostrare che essi vengono veramente dalla Cina. Noi che sappiamo la triste realtà in cui vivono per lo meno un miliardo di esseri umani, invece, non abbiamo dubbi. Un internauta ha scritto: “Noi non siamo barbari, siamo solo esseri umani calpestati e oppressi”. Vorremmo potergli far giungere la nostra risposta: “Coraggio, fratelli. Noi continueremo  a dar voce alle vostre istanze. Continueremo a parlare a tutti, per quanto ci è possibile, in nome del meraviglioso popolo cinese”.

FRP

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