Nobel per la pace, sei Paesi non parteciperanno alla cerimonia

Assegnato quest’anno al dissidente cinese Liu Xiaobo, impossibilitato a presenziare in quanto detenuto, il premio potrebbe essere ritirato anche da un suo congiunto. Ma le autorità di Pechino, che considerano il vincitore “un criminale”, non concederanno ad alcuno dei suoi parenti il visto per lasciare la Cina, mentre la moglie dell’attivista, Liu Xia, è agli arresti domiciliari. Non solo: dopo aver declinato, senza fornire alcuna motivazione, l’invito a partecipare alla premiazione, il governo cinese ha chiesto ufficialmente ai rappresentanti diplomatici degli altri Paesi di fare altrettanto,  minacciando “conseguenze” per quanti sosterranno invece la candidatura di Xiaobo. Invito raccolto per ora da 5 Stati, Russia, Kazakhstan, Cuba, Marocco e Iraq, che hanno comunicato al Comitato per il Nobel la loro assenza. Geir Lundestad, segretario del Comitato, ha riferito che all’appello mancano ancora 16 Paesi, mentre 36 ambasciatori, tra cui quello italiano, hanno confermato la presenza ad Oslo. Liu Xiaobo è uno scrittore 55enne, noto per la sua battaglia in difesa dei diritti umani negati nel suo Paese. Dal dicembre 2008 è incarcerato per aver aderito al movimento “Charta 08?. Un anno fa è stato condannato a 11 anni di reclusione con l’accusa di “incitamento alla sovversione del potere dello Stato”. Per la prima volta nella storia del prestigioso premio, il Nobel per la Pace è stato assegnato a un cinese. Nonostante la contrarietà del colosso asiatico, la cerimonia si svolgerà regolarmente e prevede la lettura di un testo di Xiaobo, da parte dell’attrice Liv Ulmann, accompagnato da un coro di voci bianche, su espressa richiesta del vincitore.

Martina Damiani

Fonte: Il Quotidiano Italiano, 19 novembre 2010

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