Nessuna ‘Soluzione Miracolosa’ per lo smaltimento della plastica in Cina

Il paese potrebbe convertirsi ai prodotti biodegradabili. Ma questo non fermerà la sua inondazione di spazzatura che soffoca gli oceani.

Dal 2004, la Cina è  il più grande produttore di rifiuti al mondo, compresa la plastica. E, almeno dal 2010, la Cina è  la più grande fonte di rifiuti di plastica che scorre negli oceani del mondo.

A suo merito, il governo cinese ha cercato di ridurre il problema. Negli ultimi anni, i dettaglianti sono costretti a pagare per i sacchetti di plastica monouso non biodegradabili (con un successo discutibile). La provincia di Jilin ha messo definitivamente  al bando tali sacchetti e tali imballaggi per la confezione di prodotti alimentari.  L’isola tropicale di Hainan prevede di imporre un divieto ancora più ampio a partire dal 2020.

Anche i funzionari sono alla ricerca di alternative. Secondo un’analisi, la produzione cinese di plastica biodegradabile a base biologica (invece della plastica derivata dal petrolio) sarà più che raddoppiata entro il 2022. Ciò potrebbe migliorare la reputazione dell’industria delle materie plastiche, presa di mira con l’accusa di soffocare gli oceani del mondo con i suoi prodotti. Sfortunatamente, non è molto probabile che tutto questo aiuti molto l’ambiente.

La storia della plastica biodegradabile risale al 1975, quando un gruppo di scienziati giapponesi scoprì batteri che scioglievano il nylon. Come sottoprodotti, producevano gas naturali come la anidride carbonica, così come la biomassa sotto forma di più batteri. Nei decenni successivi, mentre la spazzatura di plastica si accumulava nelle discariche e il pubblico diventava più consapevole dei lunghi periodi necessari per degradare quella plastica (secoli, in molti casi),  è aumentata la domanda di materie plastiche commerciali che possano essere scomposte da microorganismi  in componenti naturali.

Queste plastiche biodegradabili sono generalmente più costose delle plastiche tradizionali. Così, anche oggi, rimangono confinate in alcune nicchie di prodotto, rappresentando meno dell’1% della produzione globale di materie plastiche.

Una grande spinta dalla Cina potrebbe dare una svolta. Nel 2017, Alibaba Group Holding Ltd. e una serie di società di consumatori hanno costituito un consorzio di imballaggi verdi impegnato nel produrre  imballaggi rispettosi dell’ambiente, tra cui plastiche biodegradabili. All’inizio del 2018, il 90% delle cannucce prodotte da Soton Daily Necessities Co. Ltd. YW, uno dei maggiori produttori mondiali di cannucce, era prodotto con plastica tradizionale. Alla fine di quell’anno, la quota è scesa al 60%, mentre la produzione di carta e cannucce di plastica biodegradabili aumentata.

La domanda è quanto questo migliorerà l’ambiente. Ci sono due problemi. Innanzitutto, un prodotto commercializzato come “biodegradabile” può essere degradato solo in ambienti altamente specifici che non si incontrano nel mondo naturale – come in un composter industriale in cui le temperature raggiungano almeno i 120 gradi Fahrenheit (circa 49°gradi Celsius). Tali strutture di compostaggio sono rare in gran parte del mondo e quasi inesistenti in Cina. Ciò solleva il rischio che le materie plastiche apparentemente biodegradabili finiscano nelle discariche dove – se sono sepolte – la mancanza di ossigeno farà sì che si degradino lentamente come le normali plastiche, o anche no.

Peggio ancora, a causa delle differenze della sua composizione chimica, la plastica biodegradabile non può essere riciclata con la plastica ordinaria. Ciò significa che deve essere separata e in Cina – dove gli abitanti delle città hanno a lungo opposto resistenza alla raccolta differenziata – è improbabile che ciò accada per molti anni.

In secondo luogo, anche le plastiche progettate per degradarsi in ambienti naturali difficilmente si degradano rapidamente nell’oceano, specialmente se affondano in regioni più fredde o vengono ingerite dagli animali. In uno studio, i sacchetti di plastica biodegradabili mangiati dalle tartarughe verdi e caretta hanno perso dal 3 al 9% della loro massa dopo 49 giorni (gli stessi sacchi sono stati completamente degradati in un composter industriale). Ciò che rende questa scoperta particolarmente pericolosa è la prova che suggerisce che gli individui sono più disposti a gettare rifiuti sugli oggetti biodegradabili, nell’ipotesi che la natura si prenderà cura di loro.

Per il governo cinese, i vantaggi di incoraggiare il passaggio alla plastica biodegradabile sono evidenti: come minimo, pone l’onere di gestire crescenti volumi di rifiuti di plastica sui produttori. Ma, per ora, il governo sarebbe più saggio concentrarsi sull’abbattimento dell’intero utilizzo di prodotti in plastica monouso. Un’opzione, idealmente adatta alla governance top-down della Cina, sarebbe quella di incoraggiare i produttori a creare borse progettate per molteplici usi (una borsa per il trasporto che si converte facilmente in un sacchetto della spazzatura, per esempio) e di aumentare le tasse sulle borse che non soddisfano tale standard.

Successivamente, è imperativo che la Cina fermi il riversarsi della plastica e altri rifiuti dalle discariche improvvisate ai fiumi e – in ultima analisi – all’oceano. Ciò richiederà al governo di sviluppare sistemi di riciclaggio municipali, modernizzare le discariche e gli inceneritori e intraprendere campagne di educazione pubblica. Non sarà economico, veloce o facile. Ma l’alternativa è che gli oceani del mondo e l’ambiente cinese continuino a degradarsi.

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation Italia Onlus


Fonte: Bloomerg,02/04/2019

English version: No Silver Bullet for China’s Plastics Problem 

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