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Nepal, su “consiglio” della Cina parte la sorveglianza dei rifugiati tibetani

Da oggi sono attive 19 telecamere di sicurezza nelle aree di Boudhanath e Jorpati, a maggioranza tibetana. Monaci e attivisti per i diritti umani definiscono la mossa “antidemocratica” e accusano Kathmandu di assecondare Pechino, che in cambio avrebbe promesso aiuti economici.

Kathmandu (AsiaNews) – Inizia oggi il programma di controllo e sorveglianza su rifugiati e attivisti tibetani in Nepal. Il governo di Kathmandu ha installato telecamere di sicurezza a Boudhanath Stupa e Jorpati, aree ad alta densità tibetana nella capitale. L’obiettivo, spiegano le autorità, è di monitorare le attività di rifugiati, attivisti per i diritti umani e sostenitori della causa tibetana, per evitare ogni tipo di piano, campagna o attività anti-cinese. Secondo fonti di AsiaNews, anonime per motivi di sicurezza, “il programma di controllo è frutto della pressione del governo cinese. Pechino ha promesso aiuti economici in cambio di questo servizio di sorveglianza”.
Il programma è costato al governo 2,5 milioni di rupie nepalesi (circa 19.800 euro). Come spiegato dalla polizia, 19 telecamere CCTV controlleranno le attività nelle aree a maggioranza tibetana, mentre altre 16 telecamere saranno concentrate nella sola zona del Boudhanath Stupa, luogo sacro al buddismo situato a Kathmandu. Secondo le autorità infatti, Boudhanath e Jorpati sono “la zona calda del movimento Free Tibet e delle attività anti-cinesi”.

Le agenzie di controllo nepalesi registreranno qualunque cosa: dal traffico stradale e pedonale, alle attività religiose in corso nei templi. Molti monaci tibetani e attivisti hanno già criticato la mossa di Kathmandu. Secondo Ananda, un leader religioso buddista, “riprendere le attività di preghiera all’interno del Boudhanath Stupa viola i diritti democratici”.

Il Nepal ha 1.414 km di frontiera in comune con il Tibet e dal 1990 al 2006 la monarchia parlamentare, su consiglio dell’India, ha consentito la libera circolazione degli esuli tibetani nel Paese. Il Dalai Lama e i membri del governo tibetano in esilio a Dharamsala (India) hanno visitato più volte il Paese, che ospita più di 20mila rifugiati. Dopo l’abolizione della monarchia nel 2006 e la salita al potere di formazioni maoiste e comuniste il Nepal ha cambiato rotta, abbandonando lo storico alleato indiano e allacciando stretti rapporti con la Cina. In cambio di aiuti economici Pechino ha chiesto la chiusura delle frontiere con il Tibet e la repressione di qualsiasi manifestazione anticinese.

di Kalpit Parajuli, AsiaNews, 29 Luglio 2013