Nello Xinjiang è reato anche solo parlare di separatismo

Il governo dello Xinjiang ha approvata la settimana scorsa una legge che punisce come reato il semplice parlare su internet di separatismo.

Secondo il governo, la “Information Promotion Bill” vuole impedire che internet sia usato per fomentare il separatismo etnico o turbare la stabilità sociale. Ora la polizia vigila sugli internet café, pronta ad arrestare chi anche soltanto discute circa le proteste etniche esplose a Urumqi il 5 luglio, nelle quali ci sono stati 197 morti. Durante gli scontri e nelle settimane successive, le autorità hanno bloccato ogni comunicazione con la zona via internet o telefono cellulare e anche in seguito sono rimasti oscurati siti globali come Facebook, Twitter e YouTube.

Fonti locali riferiscono che molti telefoni cellulari usati nella regione hanno ricevuto nelle ultime settimane garbati messaggi sms, con probabilità per avere inviato messaggi contenenti parole “proibite” dal governo.

La polizia impedisce pure di portare fuori dalla regione foto e filmati delle proteste di luglio e arresta chi ne è trovato in possesso. Filmati delle violenze sono comunque circolati su siti come YouTube, pubblicati da uiguri in esilio.

L’ingegnere informatico Pu Fei commenta a RadioFreeAsia che è pessimista circa “la libertà di parola nel Paese”. “Finora la legge aveva soltanto ricordato di evitare certi termini” e ne aveva censurato l’uso su internet, ma è la prima volta che il semplice uso di determinati termini o l’affronto di argomenti è ritenuto di per sé reato.

Wang Youjin, professore dell’università cinese di Scienze politiche e diritto, osserva che in Cina è punita con severità ogni azione “sovversiva” ma che il termine è generico e le autorità possono farci rientrare qualsiasi forma di protesta e di dissenso.

Il pericolo è che, per ragioni di sicurezza, le autorità tengano la popolazione uiguri in completo isolamento.

Dopo oltre due mesi, la situazione rimane tesa. Nei mesi scorsi ignoti hanno “pugnalato” con siringhe centinaia di cittadini, suscitando il panico. Ora la polizia ferma e perquisisce chiunque abbia una borsa, specie di notte, cercando siringhe. Fonti locali riferiscono che questi continui controlli, più che intimidire gli aggressori, esasperano sempre più la popolazione.

Fonte: AsiaNews, 3 ottobre 2009

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.