Nella guerra Google-Cina il vero vincitore è Baidu

Nella guerra che oppone Google al governo cinese, almeno un vincitore sembra esserci già. E’ Baidu, il concorrente locale di Google. Un nome pressoché sconosciuto nel resto del mondo. Ma che importa il resto del mondo quando si domina nella Terra di Mezzo, il centro dell’universo, come la Cina si è raffigurata nelle carte geografiche per millenni? Con 338 milioni di utenti online, nel web la Repubblica Popolare ha sorpassato gli Stati Uniti diventando il più vasto mercato del pianeta.

E il motore di ricerca Baidu, su quel mercato, controlla la quota di gran lunga dominante: il 58,4%. In quattro anni di competizione diretta Google non è mai riuscito a conquistare più del 36% delle ricerche online in mandarino.

E così, quando Google ha rivelato di avere subìto incursioni delle email di diversi clienti e ha annunciato che potrebbe abbandonare il mercato cinese, in tre sedute il titolo di Baidu è salito del 21% in Borsa, guadagnando di colpo 2,8 miliardi di dollari di capitalizzazione. Gli investitori internazionali  –  Baidu è quotata anche al Nasdaq  –  hanno scommesso sul fatto che la ritirata di Google regalerebbe al numero uno un vero e proprio monopolio.

Ironia della sorte: Baidu è nato praticamente “da una costola” di Google. Il motore di ricerca cinese infatti venne fondato nel 2000 da un ex emigrato nella Silicon Valley, Li Yanhong, grazie al venture capital americano e con una partecipazione iniziale proprio di Google. La multinazionale di Mountain View rivendette quella quota nel 2006, quando creò il proprio sito in mandarino.

Oggi Baidu è un colosso con 7.000 dipendenti e 16,2 miliardi di dollari di capitalizzazione in Borsa. Li Yanhong nel suo paese è celebre quanto una pop star, un idolo per i giovani che sognano un futuro nell’industria hi-tech. Ma la sua reputazione ha molte macchie. Se Google in passato fu accusata di collaborazionismo con il governo cinese (perché fino all’incidente della scorsa settimana accettava di autocensurare il proprio motore di ricerca), Baidu fa di peggio. Secondo l’ong GlobalVoicesOnline.org, che vigila sul rispetto delle libertà su Internet, il motore di ricerca Baidu oscura i siti sgraditi alla censura cinese in modo ben più radicale di quanto facesse Google prima della “ribellione”.

Inoltre Baidu è stato più volte sfiorato dai sospetti di corruzione e conflitto d’interessi. La sua graduatoria dei risultati delle ricerche online verrebbe manipolata sistematicamente, per favorire con piazzamenti più visibili quelle aziende che pagano il gruppo. Tramite Baidu inoltre è facile collegarsi con siti che consentono di scaricare copie pirata di dvd e musica. Il download illegale fornisce almeno il 10% del suo fatturato, ma per ben due volte l’alta corte di Pechino ha dato ragione a Baidu contro le multinazionali straniere che l’hanno denunciato per pirateria.

Dietro il successo di Baidu c’è però un talento reale. Li Yanhong ha mantenuto in una posizione marginale Google perché è riuscito a configurare il proprio motore di ricerca nel modo più adatto all’uso del mandarino. Il nome Baidu significa “cento volte” e richiama un’antica poesia d’amore della dinastia Song: “Cento volte l’ho cercata nella folla e mi sono girato attorno, finché l’ho trovata a fianco a me, dove la luce della lanterna è più fioca”.

Fonte: La Repubblica, 19 gennaio 2010

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