Negata carta d’identità e conti congelati al dissidente mongolo Hada

Le autorità di Mongolia hanno congelato il conto bancario del dissidente di etnia mongola Hada e si rifiutano di rilasciargli un documento di identità; fondamentale per la libertà di movimento e l’attività economica in Cina.

L’ attivista Hada, 60, è stato rilasciato dalla detenzione a dicembre. Noto per essere uno dei più anziani (in termini di pena) prigionieri politici della Cina, è stato torturato e minacciato. L’uomo ha passato la maggior parte degli ultimi 20 anni in carcere: dal 2010 era chiuso in una “prigione nera”, una galera extra-giudiziale dove si può finire per decisione della polizia e senza passare da un tribunale.

Il primo arresto risale al 1996, quando Hada viene condannato a 15 per “attività separatiste, spionaggio e sostegno all’Alleanza democratica della Mongolia meridionale”, un gruppo politico – che per Pechino era “terroristico” – che chiedeva maggiori diritti all’etnia dominante nella provincia settentrionale. Le accuse, secondo il dissidente, erano tutte montate: secondo Ong e organizzazioni internazionali, egli era e resta “un prigioniero di coscienza”.

Decenni di migrazioni spinte dal governo hanno riempito la Mongolia interna di cinesi di etnia han, riducendo i mongoli a una minoranza. Secondo le statistiche ufficiali, oggi sono meno di un quinto dei 24 milioni di abitanti della provincia. Da tempo, i membri della comunità chiedono maggiori diritti e maggiore protezione per le tradizioni locali. Pechino, così come per il Tibet e lo Xinjiang, ha ignorato le richieste.

Nonostante le minacce continue, Hada ha intenzione di continuare la sua battaglia: “Negli ultimi 19 anni, nel tentativo di costringermi ad abbandonare le cose in cui credo, sono stato oggetto di crudeli torture. Mia moglie e mio figlio hanno subito false accuse, enormi persecuzioni e sofferenze. Io stesso sono rimasto disabile per le percosse ricevute. La mia prossima mossa è riprendere la mia vita e i miei studi, per continuare a combattere contro l’oppressione del popolo mongolo”.

Ma ha riferito a Radio Free Asia che ancora non è in libertà.

“Stanno frenando la mia libertà di movimento e non credo che mi lasceranno andare [alla capitale della regione],” ha dichiarato Hada. “Mi hanno detto che avrei avuto la mia carta d’identità a gennaio, ma ora stanno dicendo che ci vorranno ancora due o tre mesi almeno.”

Hada è stato rilasciato dalle autorità cinesi in un appartamento di proprietà della polizia dopo aver trascorso quattro anni di detenzione extragiudiziale, dove era detenuto dopo aver scontato una pena detentiva di 15 anni per “separatismo” e “spionaggio”. La polizia gli ha però comunicato che si sarebbero fatti carico del suo reddito e alloggio solo se avrebb smesso di parlare ai giornalisti stranieri e con la promessa di non citare in giudizio le autorità per il suo trattamento. Cosa che ha rifiutato di fare.

“Come tutti sanno, una persona senza una carta d’identità è estremamente limitata”, ha detto la moglie di Hada, Xinna. “Non possono uscire, comprare i biglietti del treno o una scheda SIM per un telefono cellulare e non è possibile ottenere una carta bancomat o carta di credito.

“I nostri conti bancari sono tutti congelati in questo momento e  speravamo di crearne un altro con la carta d’identità di Hada”, ha aggiunto la moglie.

“Hada potrebbe essere sfuggito dalla detenzione, ma non è ancora libero.”


Radio Free Asia, 25 gen 15
English version: Mongolian Dissident Hada Denied ID Card, Bank Account After Interview

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