Navigare, protestare E magari scoprire che la casa appena acquistata compare nella “Mappa delle case insanguinate”

La Cina è tra i luoghi del pianeta meno accessibili online. Il potere controlla la Rete e gran parte dei siti sono censurati. I cinesi sono però gli internauti più appassionati del mondo. Quattrocentocinquanta milioni di persone navigano ogni giorno. È una comunità che in Oriente inizia a possedere una forza senza precedenti. Il web diventa così uno specchio che riflette un’immagine del paese che le autorità tendono a nascondere. La chiave per aprire la porta della repressione è il gioco. Nelle ultime settimane tre drammi nazionali sono stati denunciati online sotto forma di passatempo: gli sfratti forzati, le demolizioni violente e le aggressioni della polizia contro i migranti. Il primo gioco si chiama Famiglia sfrattata contro squadra di demolizione. Una famiglia, barricata in casa, deve difendersi dall’assalto di operai-militari inviati dal governo. Gli assediati possono sparare e lanciare bombe. Più soldati si ammazzano e più si conquistano punti. Sterminare i demolitori mandati dal governo consente di restare nella propria abitazione e dunque di vincere. Il secondo gioco si intitola Venditori ambulanti contro funzionari di città. Riproduce una delle scene più comuni delle strade cinesi. Pattuglie di polizia, o gruppi di picchiatori privati assoldati dalle autorità locali, o dai centri commerciali di lusso, aggrediscono i migranti che espongono la propria merce sul marciapiede. Spesso gli ambulanti appartengono a etnie minoritarie e il razzismo non è estraneo alla “pulizia” che lo Stato impone nei luoghi pubblici. I venditori abusivi vengono picchiati selvaggiamente e sono numerosi i casi di morte. Nel gioco una ragazza tibetana deve difendere la propria bancarella da dieci attacchi dei commando. La vittoria si ottiene riuscendo a garantire alla ragazza la continuazione del suo commercio, attraverso l’uccisione degli aggressori inviati dai funzionari. La terza applicazione non è propriamente un gioco, ma invita gli internauti a “divertirsi orientandosi nella nuova carta geografica della Cina”. Una mappa, collegata a Google Maps, segnala gli sfratti violenti in città e villaggi. La Mappa delle case insanguinate denuncia gli espropri finiti in tragedia. Una fiamma indica gli sfratti in cui il proprietario si è dato fuoco. Un cadavere in un letto suggerisce che il proprietario è stato ucciso. Un vulcano avvisa gli sfratti sfociati in tumulti di massa. In pochi giorni la Mappa del sangue, ideata da un anonimo blogger di 35 anni, si è arricchita di un centinaio di casi ed è stata consultata da mezzo milione di persone. Partita come una curiosità, si è trasformata in una denuncia e invita i cinesi a non comprare proprietà ricavate dalla tragedia degli abbattimenti. Di gioco in gioco, grazie al web, la popolazione inizia a scoprire la violenza e gli interessi occulti che sostengono il regime. L’urbanizzazione forzata, la più impressionante migrazione interna della storia che investe seicento milioni di individui, presentano un conto che mette in pericolo la stabilità della nazione. Gli abusi, trasformati in svaghi online sfuggiti alla censura, consentono però la costruzione di qualcosa che assomiglia al germoglio di una società civile. Grazie alla Rete milioni di internauti hanno appena scoperto anche la storia di Ni Yulan. L’ha raccontata il documentarista indipendente He Yang, che ha messo online Emergency Shelter. L’opera assembla riprese con il telefonino e con telecamere nascoste. Racconta la vita dell’avvocatessa di Pechino a cui la polizia ha frantumato le ossa di gambe e piedi per punirla dell’opposizione agli sfratti illegali. Era la vigilia delle Olimpiadi 2008. Ni Yulan prese le difese di migliaia di persone cacciate dalle proprie abitazioni per fare posto al villaggio olimpico. In carcere è stata torturata, fino a restare paralizzata su una sedie a rotelle. Una volta libera non ha più trovato la sua casa, è stata cancellata dall’ordine degli avvocati e ora si arrangia sulle panchine dei parchi della capitale. Il fatto che giochi e video vietati riescano a superare la Grande Muraglia elettronica eretta dal partito comunista, significa che nei sotterranei della Cina qualcosa si muove. Navigare comincia a diventare sinonimo di Protestare, fino ad opporsi. La seconda Tiananmen, un giorno, sarà una piazza virtuale.

Giampaolo Visetti

Fonte: La Repubblica web, 16 dicembre 2010

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