Myanmar, monaci buddisti denunciano il ministero degli Interni per le violenze del 2012

I religiosi hanno citato in giudizio il gen. Ko Ko, per aver ordinato “un’azione illegale” delle forze di polizia. Per disperdere la folla di manifestanti, in piazza contro una miniera di rame sino-birmana, gli agenti hanno usato fumogeni e razzi contenenti fosforo. Almeno 57 monaci hanno riportato ferite gravissime. Nel dicembre scorso un contadino ucciso durante una nuova protesta.


I monaci buddisti vittime delle violenta repressione delle autorità per aver protestato contro una miniera di rame sino-birmana nel novembre 2012 hanno promosso un’azione legale contro il ministro degli Interni del Myanmar. All’epoca dei fatti la polizia è intervenuta con il pugno di ferro per sedare le manifestazioni, causando ustioni gravissime e profonde ferite sul corpo di diversi religiosi. Intervistato da AsiaNews, un attivista cattolico aveva definito la vicenda “la vera faccia” del cambiamento nel Paese.

Oltre 100 monaci buddisti hanno riportato ferite e bruciature di grado diverso, in seguito all’uso da parte delle forze dell’ordine di fumogeni e razzi incendiari contenenti fosforo. Gli agenti erano intervenuti per disperdere la folla – agricoltori e religiosi – che manifestava contro la Wanbao Mining Copper, fonte di danni all’ambiente e alla cittadinanza.

La miniera di rame si trova poco lontano dalla città di Monywa, regione di Sagaing, nel centro del Myanmar, ed è la più grande del Paese. La cava è di proprietà della Myanmar Wanabo Mining Copper – parte del gigante statale cinese North China Industries Corp. (Norinco) – e opera in partnership col ministero birmano delle Miniere e un’industria vicina alla leadership militare.

Justice Trust, gruppo attivista pro diritti umani che opera in Myanmar per la promozione dello Stato di diritto e del rispetto della legge, ha deciso di sostenere i monaci nella loro battaglia legale contro il governo. Il movimento precisa che la causa legale riguarda il ministro degli Interni Gen. Ko Ko, il quale avrebbe ordinato “un’azione illegale” delle forze di polizia.

Nell’attacco diversi manifestanti hanno riportato bruciature effetto di un “gas misterioso”, che ha provocato ustioni alla pelle. Almeno 57 monaci hanno dovuto ricorrere a cure mediche di lungo termine per poter lenire, almeno in parte, gli effetti del fosforo sulla pelle.

Le proteste del novembre 2012 hanno avuto una vasta eco anche in seno alla comunità internazionale e condanne unanimi di attivisti e organizzazioni pro-diritti umani. Lo scorso dicembre un contadino è stato ucciso a colpi di arma da fuoco durante uno scontro con polizia e lavoratori cinesi della miniera, che avevano eretto in precedenza una recinzione all’interno di un’area contesa dagli abitanti dei villaggi.


 

Fonte: AsiaNews/Agenzie, 16 mar 15

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